The Boy
Un'anima avvelenata dalla merda di cui questo mondo ci sommerge. Quì metterò i miei Racconti, le mie Canzoni, i miei Pensieri.. tutto ciò, insomma, che la mia anima avvelenata mi detta.

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Racconti
Riflessioni

Era incredibile come mi sentissi inebriato da quelle sensazioni: era come esser sbronzo...ma con la mente ancora abbastanza lucida! Ero convinto che mai avrei più potuto provare certe cose ed ora ero curioso di scoprire tutte le altre varianti: se avessi bevuto da qualcuno sotto effetto di droghe? E se avessi bevuto da qualcuno malato ad una malattia al sangue? Queste ed altre mille domande mi affollarono la mente mentre mi apprestavo a raggiungere nuovamente l'entrata del locale.
Quando arrivai non entrai subito, rimasi qualche minuto appoggiato ad un muro ad osservare la gente: c'erano molte persone fuori, quasi tutte con una bottiglia o un bicchiere in mano che chiacchieravano.
C'era un gruppo di ragazzi che parlava di quella e quell'altra impresa con la moto; c'era un ragazzo che stava cercando di convincere una tipa a seguirlo nella sua macchina; c'erano delle ragazze che spettegolavano sui ragazzi presenti quella sera... Insomma, lì fuori si poteva davvero sentire di tutto ed io, nonostante la distanza, riuscivo ad ascoltare ogni singolo discorso!!!
Non ero più inorridito dalla mia nuova condizione, anzi iniziavo ad esserne sempre più affascinato. Le cose che potevo fare, come mi appariva tutto ciò che mi circondava, iniziai a prendere la cosa come un dono piuttosto che come una maledizione! Eppure ancora non accettavo pienamente il fatto di dover spezzare delle vite umane: vite di coloro che fino a poco tempo prima erano stati miei simili! Stava arrivando un'altro dei miei momenti di riflessione, ma non volevo che accadesse in mezzo a tutta quella gente. Volevo stare solo; solo come mi era già successo in passato. Sentivo dentro di me crescere una lieve angoscia, la stessa che mi aveva accompagnato per anni. Nonostante la mia nuova condizione, sembrava che non ero esentato dal provare simili sentimenti.
Mi diedi un'occhiata in giro e notai una grossa scala di cemento che saliva, poco distante dall'entrata del locale. Un gruppetto di ragazzi ne stava scendendo e dalle loro espressioni capii che avevano appena fumato erba. Logicamente la mia capacità di leggere nell'animo della gente influi molto nella mia supposizione!

Presi quella scala e salii. Mi ritrovai così in una grossa terrazza, che da come appariva sembrava che sarebbe presto stata adibita a tutt'altro: era ancora in costruzione e si vedeva chiaramente che vi stavano costruendo altri due locali non tanto grandi. Probabilmente in futuro lì sarebbe sorto un qualche negozio...
Feci un rapido giro e vidi che non c'era un punto particolarmente in ombra, non volevo che qualcun'altro salisse e mi trovasse lì, assorto nei miei pensieri.
Così guardai in alto: il tetto della costruzione non distava da terra che pochi metri, quindi decisi che sarebbe stato perfetto per il mio scopo! Nessuno ci sarebbe potuto arrivare se non con una scala a pioli, ma io non ero una persona qualunque...anzi non ero neanche una persona! Spiccai un poderoso salto e come per magia mi ritrovai sul tetto; nuovamente avevo avuto una prova delle mie straordinarie capacità.

Mi misi seduto al centro in modo che da sotto non potessero notarmi facilmente ed iniziai a dar libero sfodo ai miei pensieri: il passato...il presente...il futuro.. Molte furono le cose che passarono per la mia mente, molte le cose su cui il mio inconscio si sentiva di voler riflettere.
Il cielo era così affascinante, scuro ed infinito, senza neanche una nuvola. Colmo di stelle che sembravano vigilare su ciò che accadeva sulla terra. La luna piena, era grossa e gonfia; con la sua luce rischiarava anche i pensieri più torvi. Niente e nessuno avrebbe potuto sfuggire alla sua vista, alla sua sentenza, neanche io. Da sempre amavo la luna, molto più del sole e quasi risi a quel pensiero: mai come nella mia nuova condizione quella cosa sarebbe stata più vera! Per un attimo mi persi a contemplare la bellezza di quella notte, il buio sembrava volermi inghiottire ed io non volevo sfuggirvi. Ero come ipnotizzato, fisso con lo sguardo su quella grossa palla luminosa che sovrastava il cielo. In quello stato simile a trance le parole scaturirono senza sosta dalle mie labbra, le sentivo fluire come note, come una dolce e triste melodia che si innalzava nell'aria. Non sapevo se erano il parto della mia mente fragile e disperata; se erano solo frasi conservate nella mia memoria e lette chissà dove, o forse ancora erano dettate dalla mia pazzia, dal mio essere una creatura maledetta... Ma non le fermai, anzi fu in quel momento che mi resi conto di quanto amassi il suono della mia voce: era in grado di trascinarmi con se, di cullarmi con ogni singola parola...

"Come sempre la notte mi stava aspettando; la luna padrona della notte mi osserva severa alta nel cielo. Mi vedo, un'anima sola e disperata; seduto nell'oscurità, immobile, con la testa rovesciata all'indietro; gli occhi chiusi e la bocca aperta, avvertendo la sete, spinto dal desiderio di ruggire come una bestia affamata. Non sono più padrone dei miei sensi, non sono più sovrano del mio essere. Il mio io è sperduto in questo corpo, spaurito tenta di lottare contro questa mia nuova essenza...ma la bestia è più forte. Io, stanco della vita mi ritrovo a vivere una -nonvita-. Io che per anni ho odiato il mondo intero, ho odiato me stesso, mi ritrovo ad amare tutto ciò che mi circonda, ad amare questo mio essere, ad amarmi! Spinto sempre più dal desiderio di conoscere le cose che da sempre ero convinto di sapere. Vacue sensazioni mortali hanno abbandonato il mio corpo; il mondo mi appare così vasto ed affascinante...ma al contempo non riesco a non scorgere la piccolezza dell'esistenza umana, la bruttezza e la disperazione che questa vita dispensa. Cos'altro cercare? Cos'altro bramare? Se non c'è nient'altro allora datemi il sangue. Quando il mondo, con tutta la sua bellezza, sembra vuoto e crudele ed io stesso mi sento perduto, allora datemi la mia vecchia amica: la morte ed il sangue che accorre con lei!"

Aprii gli occhi, di scatto, e di nuovo l'immagine di quell'enorme palla luminosa alta nel cielo mi riempì lo sguardo. Vidi la sua luce colpire la mia candida pelle, i suoi raggi accarezzare il mio corpo. Una lieve brezza giocava con i miei capelli che, seppur corti, si lasciavano accarezzare e cullare.
Avevo ucciso un uomo poco prima, avevo barbaramente tolto una vita. Ero terrorizzato, impietrito, ma a farmi paura non era il terribile gesto che avevo pocanzi compiuto...ma la consapevolezza che questi mi aveva provocato un piacere immane. Non ero pentito, quel bastardo se lo meritava, ma quel bastardo era pur sempre un mio simile...
No! Non ero più un suo simile; non ero più umano e forse era per questo che non provavo vergogna per ciò che avevo fatto. Non ero più un essere umano, ma qualcosa di più: una creatura tenebrosa, un individuo tanto affascinante quanto oscuro, un cacciatore, un assassino...ma forse anche nell'essere un assassino poteva esserci del positivo! Tentai di convincermi di quello, tentai di raggirare i miei sensi di colpa con dei giochi di parole...tentai di ingananre me stesso! Ma, forse, non si può ingannarela propria coscienza, il proprio io...
Non ucciderei chi non lo merita e lui lo meritava! Era stata la mia prima vittima; ero sempre stato convinto che mai avrei tolto al mondo una vita umana...ed invece l'avevo fatto. L'avevo estirpata come si sarebbe fatto con un ciuffo d'erba, come un'erbaccia che intasa il proprio giardino: con violenza, quasi nel godere in ciò che facevo! Si non ero affatto inorridito del mio gesto, non ero inorridito da me stesso. Quella era la mia nuova natura...
Mi ritrovai a gridare: "Mondo! Il Vampiro Marek è quì ed ha sete e questa volta non reprimerà la sua voglia di sangue! Non l'ha fatto poco fa e sà bene che non lo farà in futuro!"
Avevo quasi paura del mio essere, ma in fondo avevo capito una cosa: la mia vera natura!
In vita non avevo fatto altro che ricercare emozioni forti, mi nutrivo di quelle ebro di adrenalina eppure mai sazio. L'unico modo per sentirmi bene con me stesso era quello di andare alla ricerca di qualcosa di sempre più forte ed ora non avrei potuto più provare simili cose. Ma avevo trovato qualcosa che mi faceva sentire in modo molto simile a quei giorni: l'eccitazione che mi provocava giocare con le mie sfortunate vittime: era quella la mia fonte di adrenalina, la mia scarica di vita!
Si, mi faceva sentire vivo; mi faceva sentire più vivo di quanto non lo fossi stato da essere umano! Avevo trovato qualcosa che mi appagava, ma era una cosa talmente oscura, talmente violenta, talmente raccapricciante che quasi mi spaventava. Avevo deciso, quella sarebbe stata la mia strada.
Avrei evitato, finchè potevo, di nutrirmi di esseri umani...ma sapevo che il mondo era pieno di gente che non meritava di vivere, gente con la quale avrei potuto provare ancora quelle sensazioni. In vita ero stato quasi un rifiuto umano, avevo desiderato la morte così ardentemente e così tanto spesso...eppure ogni volta che mi trovavo lì non riuscivo mai a farla finita! La morte era stata mia compagna ed amica per lungo tempo ed ora il legame tra noi era ancora più saldo: non potevo morire, questo si, ma potevo regalare alla mia compagna molte altre vite.
Si, io disperato relitto, non ero riuscito a porre fine alla mia esistenza nonostante non meritassi di stare su questa terra ed ora avrei spazzato via tutte quelle vite simili alla mia!
"Insulsi esseri che vagate senza uno scopo su questa terra, la morte vi vuole con se, ma voi non avete le palle per andare da lei, lo so bene! Sò che lo desiderate, ma non troverete mai la forza per compiere il grande passo! La morte vi ama, come vi amo anch'io ed è giunto il momento di farvelo capire! Per molti di voi il mio non sarà altro che un gesto d'amore: un immenso gesto d'amore!!!
Questo mondo fa schifo, non vale la pena continuare a trascinarsi come vermi; io l'ho fatto per troppo tempo ed alla fine è giunto il dono tenebroso a salvarmi!"
Chissà, magari avrei trovato qualcun'altro all'altezza di accompagnarmi nel mio viaggio, ma nel frattempo mi sarei goduto questa mia non-vita fino all'eccesso; avrei aiutato le anime indegne ad abbandonare questo mondo putrido; forse la mia era solo un'utopia, una scusa per non sentirmi in colpa ogni volta che avrei tolto una vita...eppure era talmente fermo in queste mie alienanti convinzioni da esserne pienamente convinto!

Era ora di scendere dal tetto, di tornare nel locale e darmi alla pazza gioia. La fame era nuovamente tornata ma era lieve, avrei resistito senza sforzo. Era giunto il momento di far conoscere al mondo il Vampiro Marek; era arrivato il momento di far conoscere al Vampiro Marek il mondo!!!
Ora che ero morto avrei finalmente avuto la mia vita! Avrei trovato lo stimolo per vivere appieno e lo avrei trovato godendo della mia condizione! La cosa mi fece ridere: mi sentivo vivo...solo ora che ero morto!!!

Scoppiai in una fragorosa risata e scesi dal tetto; non c'era nessuno in quella grossa terrazza: potevo tornare nel locale, sazio dalla mia fame ed ebro di emozioni. Ero su di giri, forse era l'alcool nel mio corpo ma non me ne fregava nulla! Volevo godermi appieno quella fantastica notte!!! Mi avviai verso le scale che lì mi avevano condotto e nel farlo colpii col piede qualcosa: mi chinai e vidi che era un libro. Un libro ingiallito e lasciato lì chissà da chi e chissà quanto tempo prima. La copertina era stata strappata e molte pagine eran spiegazzate e rovinate dal vento e dall'acqua. Lo raccolsi, non so neanch'io perchè ed aprii in un punto a caso; nonostante le interperie che aveva dovuto subire le pagine erano ancora abbastanza leggibili, quindi puntai il dito a caso e lessi le prime righe: "Ci sono luoghi mitici. Esistono, ciascuno a modo suo. Alcuni sono al di sopra del mondo come coperture, altri esistono al di sotto, come il fondo di un quadro. Ci sono montagne. Luoghi rocciosi che si raggiungono prima di arrivare alle rupi che orlano la fine del mondo, e in queste montagne si aprono caverne, profonde grotte abitate da molto prima che il primo uomo calpestasse la terra."
Mi interruppi, riflettei. Non avevo mai letto quel libro ma quelle poche parole mi colpirono, catturarono la mia fantasia. Forse gli effetti dell'alcool sul mio corpo erano più vivi di quello che pensassi: rividi scorrere nella mia mente quelle righe. Mi vidi attraversare quei mondi narrati dal libro, scoprire realtà parallele; mi vidi inoltrarmi tra quelle caverne, scoprire creature millenarie simili a me, simili al me stesso di quel momento! Luoghi impervi abitati da creature a me affini, creature che da sempre esistevano al mondo e che da sempre ne controllavano lo scorrere del tempo...
Era stato il destino a farmi trovare quel libro? O forse era solo l'effetto dell'alcool che mi faceva fare pensieri tanto sconnessi?!? Smisi di pensarci e, senza un apparente motivo, misi il libro in tasca. Scesi le scale: ero euforico ed un pò confuso; entrai nuovamente nel locale e mi gettai come un ossesso nella calca. Avevo voglia di ballare, di pogare, di cancellare ogni pensiero dalla mia mente e lasciarmi trasportare dal flusso di gente! Ero un demone in mezzo a centinaia di umani...e nessuno poteva accorgersi di me!
Si, quella vita mi stava a pennello; finalmente avevo trovato una vita che non mi andava stretta!

Travolto da quelle considerazioni lasciai che il mio corpo vagasse libero in mezzo al flusso di gente; la notte era ancora lunga ed ancora tante erano le sensazioni che con la mia nuova condizione avrei provato...e non volevo farmene sfuggire nemmeno una piccola parte!