The Boy
Un'anima avvelenata dalla merda di cui questo mondo ci sommerge. Quì metterò i miei Racconti, le mie Canzoni, i miei Pensieri.. tutto ciò, insomma, che la mia anima avvelenata mi detta.

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Racconti
Obsession: capitolo VII

Un mese.
Trentaquattro giorni per l’esattezza.
Trentaquattro giorni vuoti, piatti, tutti uguali.
Dovevo restare una notte, una sola notte…ed invece è arrivato il trentaquattresimo giorno e mi ritrovo ancora qui.

Luca è fuori tutto il giorno. Lavora in una fabbrichetta alla periferia di Roma. La sera poi, dal giovedì alla domenica, fa il Dj nel locale in cui l’ho conosciuto.
Sono ospite da lui ma, in fondo, non lo vedo che poche ore al giorno; se non fosse per Paola potrei quasi dire di abitare da solo.
Paola è la sua coinquilina. Strana coppia di coinquilini direi: lui è gay, lei sempre circondata da donne, solo da donne…
Mi ero fatto un’idea sui suoi gusti sessuali…ma da quello che è successo la scorsa notte quell’idea è cambiata lievemente. Paola ho scoperto che è bisex…ed ammetto che la cosa non mi è dispiaciuta affatto.

Son rientrato che era notte fonda, sbronzo, strafatto di erba.
Luca l’avevo lasciato che era al locale a metter musica. Casa sarebbe dovuta esser vuota ed io avevo un fottuto bisogno di una dose.
Porta d’ingresso. Camera. Astuccio. Sballo.
Testa leggera. Piedi pesanti. Eccitazione alle stelle.
Ero nel bel mezzo del viaggio quando un rumore di vetri rotti mi fece sobbalzare!
Non pensai neanche di sistemare le mie cose, credevo si trattasse di un ladro.
Andai quatto quatto in cucina: la stanza girava ed in mezzo a quel vortice di mura ed oggetti c’era Paola…avvinghiata ad una moretta dai capelli corti!
Mi videro. Sorrisero. Non dissero una sola parola.
Passarono dieci minuti prima che smettessero di fare ciò che stavano facendo.
Dieci minuti durante i quali io era come se non ci fossi.
Ne bastarono altri cinque prima di ritrovarmi a letto in mezzo a loro…

La mente vuota.
Le sensazioni amplificate dalla droga.
Niente e nessuno avrebbe potuto distruggere quel momento al di fuori della realtà…o almeno così credevo.
Ero sdraiato sul letto, gli occhi chiusi, al centro di una situazione in cui ogni uomo vorrebbe trovarsi almeno una volta nella vita.
Paola e la sua amichetta impegnate a prendersi cura delle mie parti basse. Si alternavano maliziosamente con un’affinità fuori dal comune. Probabilmente non era la prima volta che coinvolgevano un uomo nei loro giochino…ed i risultati si vedevano, eccome se si vedevano.
Ero in estasi. La droga nel mio corpo amplificava ogni minima sensazione, attutiva ogni minimo rumore dando al tutto qualcosa di onirico. Nella mia mente mille immagini indistinte…
Nell’aria non c’era il benché minimo suono all’infuori del mio respiro che si faceva sempre più affannoso.
Risolini maliziosi.
Respiro affannoso.
Parole sussurrate ed a malapena udibili.
Ma fu proprio una di quelle parole che squarciando con violenza quel magico silenzio mi riportò alla realtà. Fu poco più di un bisbiglio, un suono talmente lieve che a malapena si sarebbe potuto udire…ma nella mia mente fece l’effetto di un urlo straziante.
“Giulia…”
Strabuzzai gli occhi.
Il respiro mi si strozzò in gola.
In un attimo ero accanto al letto, in piedi. Lo sguardo vitreo. Il respiro nuovamente affannoso, pesante.

“Che cavolo hai?” fece Paola dopo un attimo di smarrimento.
Rimasi in religioso silenzio. Fissavo l’altra ragazza senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso. “Hey Giulia, sembra che ce l’abbia con te. Magari gli hai messo paura!” continuò Paola sorridendo sempre maliziosamente.

Io non parlavo. Lo sguardo sempre fisso sulla ragazza mora. Ora avevo avuto la conferma: il suo nome era proprio Giulia!
Nuovamente la presenza della misteriosa ragazza, che mi aveva stregato con uno sguardo in quella metropolitana, era tornata a tormentarmi.
Afferrai i miei vestiti dai piedi del letto e, senza dire una sola parola, tornai in fretta e furia nella mia camera…o meglio nella camera di Luca.
Paola e Giulia si guardarono perplesse…ma non dissero nient’altro. O almeno io non udii nessun’altro commento provenire da quella camera.
I giorni successivi li passai riflettendo e scervellandomi sull’accaduto.
Giulia. Non la conoscevo. Non le avevo neanche mai parlato. Eppure, nonostante tutto, non riuscivo a togliermela dalla testa!
Persino in quella notte di fuoco, in mezzo a due splendide ragazze, non ero riuscito a pensare ad altro che a lei!
Se fossi vissuto nel medioevo avrei parlato di stregoneria. Avrei additato quella ragazza che, senza proferire una sola parola, mi aveva ammaliato. L’avrei denunciata dandole della strega per avermi reso schiavo del suo oscuro potere. Avrei detto mille altre cose…ma ognuna di esse non avrebbe avuto il benché minimo senso…
La situazione non cambiava: ero lontano da Torino, vivevo in una realtà nuova, frequentavo posti e persone totalmente nuovi…eppure lei continuava a rimanere impressa nella mia mente. Come un marchio a fuoco fatto sulla pelle che sai bene che mai e poi mai potrà andar via.
Come un tatuaggio che continuerà ad accompagnarti per tutta la tua vita, ricordandoti continuamente il motivo per cui lo porti addosso.
Ed io un tatuaggio me lo ero fatto davvero.
Dovevo esser diventato folle. Dovevo aver perso la ragione. La droga mi aveva bruciato il cervello. Non c’era altra spiegazione…o forse, semplicemente, ero io a non voler ammettere la cosa più ovvia…

Cinque giorni. Son passati cinque giorni da quella notte.
Paola si comporta come se niente fosse successo.
Luca ignaro di tutto è gentile e premuroso come sempre.
Io continuo a pensarci ogni secondo. La mia Ossessione non vuole proprio abbandonarmi!
La mia vita è una continua Ossessione: la droga, l’alcool…ed ora questa misteriosa ragazza. Non riesco a far altro che vivere aggrappandomi a qualcosa di etereo, diventando matto pensando a qualcuno che neanche mi conosce…che neanche conosco.

Non ho problemi con il sesso.
Non ne ho avuti con Luca.
Ma sentire quel nome, sentire il -suo- nome…è stato come un pugno allo stomaco. Un gancio destro portato con la massima potenza da un peso massimo…

Luca.
Ci sono andato a letto qualche volta. Nessuno a questo mondo ti regala nulla…e l’ospitalità a tempo indeterminato doveva pur avere un prezzo.
Ma non me ne pento. Non lo farò mai. Non mi son mai pentito delle mie azioni, delle mie decisioni…e di certo non lo farò questa volta.
Luca è un ragazzo a posto: serio, tranquillo, gentile, riservato…e soprattutto paga bene!
Già, perché non solo mi ha dato ospitalità…ma ogni tanto sgancia anche qualche soldo. D'altronde da qualche parte devo pur procurarmi i soldi per la mia dose quotidiana.
Questo maledetto veleno non mi dà tregua. Ci son giorni in cui non mi crea problemi farne a meno…altri invece in cui ne sento talmente la necessità, che per me al mondo non esiste altro!
Questa mia vita sterile, priva di stimoli, riesce ad avere un senso solo quando ho abbastanza alcool nel sangue.
Questo vuoto che sento dentro, riesce a colmarsi solo quando ho abbastanza veleno nelle vene.
Eccola l’altra mia Ossessione. Una spirale infinita che non mi dà tregua, portandomi inesorabilmente a cadere sempre più in basso. Conducendomi alla più ovvia conclusione: un corpo privo di anima, un guscio vuoto che vaga senza vita.
Un essere segnato da un’inutile esistenza fatta di stenti e delusioni continue. Un cadavere sotterrato sotto metri e metri di terra che non ha più ragione di essere. Abbandonato e dimenticato da tutti…perché l’unico suo compagno è stato quel veleno che puntualmente si iniettava in corpo.

Undead. Proprio così, spesso, mi sento. Un non-morto. Un corpo deceduto da tempo ma inconsapevole della propria condizione che continua a fingere di vivere, che si ostina a sopravvivere nella sua pseudo esistenza aggrappandosi, come se ne fosse la soluzione, ad una siringa.
Non riesco a pensare ad altro. Quando il mondo sta per crollarmi addosso…mi ritrovo, senza via di scampo, con un ago nelle vene…

Poi succede di nuovo.
Torna prepotentemente al centro dei miei pensieri.
Nonostante la mia testa sia altrove, lei si fa largo e diviene nuovamente il fulcro del mio universo. Nulla per me conta più nulla.
La droga passa in secondo piano…e la sua immagine inizia a martellarmi le tempie.
Giulia.
Il suo pensiero proprio non mi abbandona. Continua ad invadere la mia mente, ogni giorno, ogni istante. Per quanto creda di esser riuscito a non pensare a lei. Per quanto non la conosca davvero.
Per quanto chilometri e chilometri ci separino…io non riesco a far altro che pensare a lei!

Un mese.
Trentaquattro giorni per l’esattezza.
Trentaquattro giorni vuoti, piatti, tutti uguali.
Dovevo restare una notte, una sola notte…ed invece è arrivato il trentaquattresimo giorno e mi ritrovo ancora qui.
E’ ora di lasciare Roma.
E’ il momento di tornare a Torino.
Prima, però, devo rivedere i miei genitori…almeno un’ultima volta.

Non li troverò in ospedale, a quest’ora mia madre sarà stata dimessa.
Dovrò tornare a casa. Dovrò rivedere quei luoghi in cui son cresciuto, quel quartiere in cui ho vissuto per tanto tempo. Quell’atmosfera in cui tante esperienze si son susseguite.
Ho con me solo poche cose, prepararmi a partire è un attimo.
Guardo per l’ultima volta quella grande casa che mi ha ospitato per più di trenta giorni.
Ora è vuota, silenziosa.
Luca lavora.
Paola è fuori.
Ci son solo io…e i miei mille pensieri.
Prendo i 300 euro che Paola nascondeva nel barattolo dei biscotti, in fondo non so quanto mi tratterrò prima di raggiungere Torino.
Chiudo i miei quattro stracci in uno zaino e raggiungo l’ingresso.
Andarmene così, come un fantasma sarebbe proprio da me…ma questa volta non me la sento.
Carta.
Penna.
Lascio un messaggio veloce a Luca prima di prendere la porta di casa: “Grazie di tutto. Sei stato un amico. Torno a Torino, ho approfittato della tua ospitalità anche troppo. Questo è il mio numero, se capiti dalle mie parti fatti vivo. Roma è il tuo mondo…ma lassù c’è il mio! Ciao, Sid.”

Neanche il mio nome gli ho mai detto.
Fin dalla prima parola che abbiamo scambiato gli ho sempre rivelato solo il mio soprannome.
Nonostante siamo andati a letto insieme, non gli ho mai detto il mio vero nome.
Nonostante tra noi ci sia stata quell’intimità…non gli ho mai mostrato chi realmente fossi.
Ma d'altronde cos’è un nome? In un mondo fatto solo di simboli e marche…un nome vale l’altro.
Non siamo altro che numeri in un enorme pallottoliere. Tutti uguali, Tutti equamente inutili…o utili che dir si voglia.
In un mondo fatto di Internet, Posta Elettronica, Tecnologie che continuano a sfornare mostri sempre più sofisticati.
In un mondo fatto di NickName, di Nomignoli, di ID, di Codici a Barre…un nome vale quanto un granello di sabbia nel deserto.

Sid. Come Sid Viciuos. La mia vita come la sua è sempre stato uno stento dopo l’altro…e chissà che anche io non vada a finire come lui.
La vita è breve, non ha senso sprecarla…eppure io non faccio altro.
Continuo a buttarla alle ortiche…come se neanche mi appartenesse.
Continuo a vivere con gli occhi chiusi, procedendo a tastoni ed aggrappandomi a qualsiasi cosa mi si presenti dinanzi.
Donne, Droghe, Alcool. Tutto ciò che riesco a toccare senza aprire quegli occhi fa per me…anche se so che se li aprissi scoprirei in che merda di vita mi son buttato così a capofitto.
Ho bisogno di una luce.
Ho bisogno di uno stimolo.
Ho bisogno di qualcosa che mi faccia aprire quegli occhi.
Ho bisogno di qualcuno che mi scaldi il cuore e che mi costringa a guardare avanti.
Ho bisogno di quell’Ossessione che continuo a provare.
Ho bisogno di qualcuno che neanche conosco e che mi ha fatto, per dei brevi istanti, aprire quegli occhi che non credevo funzionassero ancora.
Ho bisogno di quello sguardo che mi ha straziato l’anima.

Ho bisogno di Giulia!





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