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The Boy
Un'anima avvelenata dalla merda di cui questo mondo ci sommerge. Quì metterò i miei Racconti, le mie Canzoni, i miei Pensieri.. tutto ciò, insomma, che la mia anima avvelenata mi detta.
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Racconti
Obsession: capitolo VI
Il rumore della pioggia che cade fa da sottofondo all’ennesima serata. L’odore dell’alcool è misto a sudore. Come diavolo son finito in questa squallida birreria? La visita in ospedale è durata molto meno del previsto. Mia madre in fin dei conti sta bene, o almeno è quello che mi han detto i medici. Quando son arrivato c’erano un sacco di parenti in quella dannata stanza ed in mezzo a loro mio padre, che mi guardava con aria severa. Pochi minuti, qualche parola con la mamma. Sorrisi, abbracci. Poi mio padre che mi chiede di accompagnarlo a fumare una sigaretta… “Che cazzo fai? Stai ancora prendendo quella merda vero? Ma ti pare il caso di presentarti in un ospedale, davanti a tua madre malata…con quello sguardo, con quella faccia?” per quanto tenti di tenere bassa la voce, le parole di mio padre fanno voltare diverse persone nel corridoio. “Cha cazzo vuoi? Sono affari miei…e poi…non ho preso proprio nulla!” cerco di sbiascicare qualche parola…ma è inutile. I genitori sanno sempre tutto, ti leggono come fossi un libro aperto… “Fanculo! La vita è tua e se hai deciso di morire son affari tuoi! Ma almeno cerca di non aumentare il dolore che tua madre porta dentro! Deve già sopportare il peso della malattia e dell’operazione…in questo momento ha bisogno di tutto fuorché di un figlio drogato ed idiota!” mio padre continua a colpirmi duro. Le sue parole son taglienti peggio di una lama. Avrei preferito una coltellata in pancia…So bene che ha ragione, ma non può dirmi quelle cose adesso! Sono tornato qui per loro. La mia vita è una merda, è vero…ma son comunque qui, accanto a loro… “Fottiti papà! Non hai mai capito un cazzo…” gli urlo in faccia, ma non faccio in tempo a finire la frase che una sberla mi ricaccia le parole in bocca! “Vattene. Mi fai schifo. Tua madre sta morendo…e tu non sai far altro che questo?” mi urla contro anche lui. Poi la sua voce si calma. Ha il tono di una persona ormai rassegnata. “Vattene via…e non farti più vedere!” La coltellata arriva. La mia mente si svuota. Mia madre sta morendo?!? Mi scolo il resto della birra dal mio bicchiere, pago ed esco fuori da questa bettola. La pioggia continua a cadere, incessante. Potrei aspettare che smetta di piovere…ma preferisco incamminarmi, subito. Amo camminare sotto la pioggia, sentire le gocce fredde scivolarmi lungo il viso, sentire i miei capelli appesantirsi, assaporare quel leggero freddo che ti percorre la schiena quando sei bagnato fradicio… Continuo a camminare, lento. Il viso rivolto al cielo, gli occhi chiusi. La pioggia continua a scorrere, si mescola con le lacrime che hanno iniziato a solcarmi il viso. Perché cazzo sono venuto? Perché son tornato qui? Ma a chi voglio prendere per il culo? La mia tristezza non è data dall’esser tornato in un luogo, per me, pieno di ricordi. Ciò che mi attanaglia l’anima…è la consapevolezza, sbattutami in faccia da mio padre, con poche parole; la consapevolezza che la mia vita è uno schifo, che IO sono uno schifo! Non riesco a reagire, non riesco a far altro che aggrapparmi ad una bottiglia, non riesco a sottrarmi dallo spararmi in vena l’ennesima dose. Trovo in questa merda l’unico modo per evadere, per non pensare a quanto squallida sia la mia esistenza. “Hi ed AME!” sento una voce roca provenire dalle mie spalle. Mi volto e mi trovo davanti un anziano. Un asiatico bassino e con la faccia simpatica che mi osserva da due fessure che nessuno oserebbe definire occhi. Se ne sta lì, immobile, sotto il suo ombrello e mi osserva serio. “Il fuoco e La Pioggia. Strano ed insolito abbinamento ragazzo.” continua. *Ma chi cazzo è questo? E che vuole?* penso storcendo il naso. “Hey nonnino, ce l’hai con me? Stai forse vaneggiando? Che vuol dire il fuoro e la pioggia?" Lo guardo perplesso. Ho già i nervi a fior di pelle, mi ci manca solo un cinesino che spara stronzate! Lui continua a fissarmi, quindi allunga una mano e mi tocca il collo. Sfiora il tatuaggio che ho tra il collo ed il petto. "Hey! Che cazzo fai? Giù le mani!" mi ritraggo e gli sbraito contro. Lo mando a quel paese con la mano e mi incammino nuovamente. Non bastava aver passato una giornata infernale...ci mancava anche l'incontro da film di serie B!!! La pioggia continua a cadere ed io decido di rintanarmi in qualche posto. Inizio a sentire freddo e devo trovare una soluzione. Non posso andare a dormire dai miei dopo quanto successo e di prendere una stanza d'albergo non se ne parla... Le luci di un locale mi attirano come una fiammella farebbe con una falena. In pochi minuti sono all'ingresso, pago ed entro. Son completamente fradicio ma non me ne frega nulla. Vado verso il bancone ed ordino un'altra birra. "Una media doppio malto...e mettici anche un pò di Whisky va...ma prima versami una Vodka alla pesca...DOPPIA!" faccio alla ragazza dietro il bancone. Ottengo la mia Doppio Malto ed bicchiere colmo di Vodka. Scolo subito la seconda,tutto d'un fiato e soddisfatto, mi avvicino alla pista. C'è un sacco di gente, la musica non è male e l testa inizia già a girarmi...il freddo, per lo meno, è passato! Dalle poche voci che ho sentito pare esserci una sorta di Dj Set...ma a me non interessa. Voglio solo bere e non pensare a nulla! Mi siedo su un divanetto con la mia birra in mano. Ripenso allo strano incontro di poco prima ed istintivamente mi porto una mano sul collo. Il mio tatuaggio. Per quanto quell'asiatico sembrasse pazzo, aveva colto appieno il significato del disegno che porto impresso sulla pelle. Sfioro il Kanji centrale, impresso sul pettorale sinistro, proprio sopra il cuore. Seguo la linea decisa che sale fino al collo, fin quasi all'orecchio. La fiamma tribale che si innalsa verso la mia testa. Torno al kanji. Ripenso al suo significato: Rain. Pioggia. Ripenso al motivo per cui l'ho fatto: io come la pioggia spero di riuscire a farmi scivolar via tutta questa merda che perennemente mi sommerge. Come pioggia spero di lasciarmi scorrere tutto addosso senza intaccare veramente il mio essere. Malinconico come la pioggia che batte sui vetri in autunno. Tumultuoso come il temporale d'inverno. Io, così incoerrente, perennemente in contrasto con me stesso, così ambiguamente forte e fragile. Ripenso alla sera in cui l'ho fatto. Ripenso alla follia di quel momento. Ripenso alla droga presente nel mio corpo. Io strafatto, pieno d'alcool...eppure con la mente così lucida! Io, nello studio di Katia. Io, che con una penna disegno su un pezzo di carta una strana figura, uno -strano abbinamento- come mi aveva subito fatto notare la -mia tatuatrice di sempre-. Lei lo modifica, lo studia un pò...ed in meno di mezz'ora nasce quello che sarebbe diventato il MIO tatuaggio. Il segno distintivo che mi avrebbe accompagnato per l'eternità. Ripenso a me, sdraiato su quel lettino, immobile. Ripenso a lei, intenta ad imprimere il colore sulla mia pelle. Io, senza emettere un fiato, sopporto quel leggero dolore. Ebro di quel pizzichìo continuo, quasi estasiato da esso. Il dolore che aumenta quando l'ago inizia a passare sulla clavicola, il lieve male che il mio corpo recepisce quando l'inchiostro inizia ad attecchire sul collo. Ripenso alle mille sensazioni provate. Al mio non emettere un solo gemito. Non posso provare dolore perchè ciò che mi ha spinto a farlo è troppo importante. Non posso non provare piacere perchè quello che per me esso significa, prevalica qualsiasi altra cosa. Se ci ripenso adesso mi rendo conto di quanto fossi stato folle quella sera...eppure, in me non c'è neanche un briciolo di pentimento. Se potessi tornare indietro lo rifarei. Ancora ed ancora ed ancora... Ripenso alle mille domande di Katia: il significato di quel simbolo, il motivo per cui ho voluto aggiungerci le fiamme, il perchè l'abbia voluto fare in un punto tanto delicato. Katia è mia amica da tempo, se fosse stato qualcun altro, forse, neanche avrei risposto...ma con lei mi lascio scivolare via tutto. Da quando la conosco è sempre stato così...e sempre continuerà ad esserlo. La pioggia. Quando ci siamo incontrati, su quella metropolitana, fuori pioveva. Io neanche mi ero reso conto che avesse iniziato a piovere, ma la visione di te che con un dito scrivi sul vetro di quel vagone, il rumore della pioggia che faceva da sottofondo...mi han stregato, mi han rapito. I tuoi gesti, il tuo sguardo, il tuo modo di porti. di muoverti. Quella tua aria triste, quel tuo modo di vestire appariscente eppure così intimo. Tutto quanto è rimasto impresso dentro di me fin dal primo istante! Ora, ogni volta che piove, ogni volta che vedo cadere lenta la pioggia...ripenso al tuo sguardo malinconico, ripenso a te. Ora, la pioggia ce l'ho impressa addosso. Ogni volta che vedrò questo simbolo mi tornerà alla mente quello strano incontro, mi tornerà alla mente quel tuo sguardo magnetico...mi tornerà alla mente la persona che senza neanche dire una parola ha rapito il mio cuore. Il cuore: proprio il punto dove ho deciso di tatuarmi quel disegno, di marchiarmi in maniera indelebile il tuo ricordo... Le fiamme. Abbinamento strano, insolito, incoerente. Ma per me non lo era. Per me non lo è... Il mio modo di affrontare le cose, di rapportarmi con le situazioni, di vivere le mille emozioni che di volta in volta pervadono il mio corpo. Le mie storie. I miei sentimenti. Spesso son stato paragonato ad un fuoco. Spesso mi son reso conto di avere, nelle fiamme, il mio modo di essere. Non riesco a prendere le cose con leggerezza, non riesco a vivere le cose con tranquillità. Potrei benissimo bruciare lentamente, giorno per giorno, in modo che la fiamma si propaghi nel tempo...ed invece non ci riesco, non ci son mai riuscito. Ogni volta mi incendio, divampo con furia devastante. Prendo fuoco bruciando tutto ciò che ho intorno. Starmi accanto equivale a provare la furia di un incendio, equivale a sentirsi infiammare con velocità impressionante...ma, come sempre è successo, l'incendio si spenge e lascia il posto alla cenere, alle macerie. La mia vita, le mie relazioni, son sempre state così. ...e per l'ennesima volta è questo ciò che ho provato. Dal primo momento che ti ho vista un fuoco ha iniziato a consumarmi dentro. Un'immensa fiamma è divampata al mio interno e non mi ha lasciato scampo. Le fiamme che partono dal quel simbolo centrale, da te. Le fiamme che mi stanno consumando. Le fiamme che, forse, mi porteranno alla rovina. Ma è più forte di me: non riesco a far si che il fuoco bruci lento, che mi dia il tempo di lasciarlo affievolire. Continua a bruciare sempre più forte, senza scampo, senza via d'uscita... "Hey bell'addormentato! Se ti sposti magari riesco a passare!" Una voce mi riporta alla realtà. La mia birra è finita, me ne sto con le gambe distese appoggiate ad un basso tavolino...ed un tipo mi sta intimando di spostarmi che raggiungere gli altri divanetti. Tolgo le gambe e mi alzo, gli faccio un gesto per invitarlo ad andare avanti ed appena mi supera...gli spacco il bicchiere vuoto della birra sulla testa! Cade a terra rovinosamente, il sangue che inizia a sgorgare copioso dalla ferita alla sua testa... Non sò cosa mi sia preso. Il gesto è stato istintivo. Una rabbia crescente mi ha pervaso il corpo, non sono più padrone dei miei movimenti, delle mie azioni. Il pensiero di quella ragazza, di quella ragazza per me irrangiugibile mi ha fatto uscire di testa, completamente. Da quando ti ho incontrata non son più me stesso. Da quando ti ho incontrata la mia vita è stata stravolta. Un semplice sguardo è bastato a trasformarmi...non ragiono più come un tempo. Chi sono ora? Cosa sono? Dove mi porterà tutto questo...? La testa pesante. Il petto dolorante. La pioggia che continua a bagnarmi il viso. Sono nel parcheggio del locale, a terra, con un occhio nero e mille dolori per il corpo. Gli amici del tipo dentro al locale non hanno gradito il mio gesto...e così io ho conosciuto i loro pugni! Sono un idiota. Ho rischiato di farmi ammazzare senza un apparente motivo. Che diavolo mi succede? Perchè continuo a fare una cazzata dopo l'altra? L'alcool. La droga. Le risse. Devo porre un freno a tutto questo... "Hey, ti senti bene?" Un ragazzo è poco distante da me, riparato sotto un ombrello, e mi fissa. Lo riconosco, è il Dj che metteva la musica nel locale, l'ho intravisto mentre la barista mi stava spinando la birra. "Te le devono proprio aver suonate per bene eh? Ma che cavolo hai combinato? Ti ho visto là dentro: hai colpito quel tipo e poi ti sei fatto quasi uccidere dai suoi amici. Sarà stata una mia impressione...ma mi è sembrato che non ti interessasse molto difenderti dai loro colpi..." continua a parlarmi avvicinandosi. Un'impressione. Non è stata nessuna impressione. Non sò cosa fosse scattato nella mia testa...ma VOLEVO farmi uccidere. Volevo farmi malmenare fino a farmi ridurre uno straccio. Non avevo la volontà di reagire. Sinceramente, questo, neanche io me lo spiego bene... "Dai, non rimanere lì impalato! La pioggia aumenta...forse è meglio che te ne torni a casa!" mi fa allungando una mano per aiutarmi a rimettermi in piedi. Tanta gentilezza gratuita. Intorno a me continuo ad incontrare persone gentili, eppure la mia vita è una tale merda che continuo a convincermi che la mia esistenza faccia davvero schifo. Tutti questi buoni samaritani stonano nella mia visione del mondo. Qualche volta ho pensato che siano messi apposta sulla mia strada da una volontà superiore per farmi cambiare idea, per farmi mutare il mio assurdo stile di vita... Pensieri inutili, contorti, alienanti come sempre. Allungo la mano al ragazzo e mi rimetto in piedi: il fianco mi fa un male atroce ed ho una mano gonfia. "Dai che se sei a piedi ti dò uno strappo a casa, così magari mi racconti che diavolo volevi combinare lì dentro!" esordisce il tipo con un sorriso stampato in faccia. "Una casa. Io non ho una casa a cui tornare...quindi non prenderti tante pene e lasciami stare!" gli rispondo secco. Nonostante la sua gentilezza lo sto trattando malissimo...sono proprio uno stronzo! Il tipo mi guarda, mi squadra bene, poi sorride. "Dai che ti ospito io sta notte. Non posso mica lasciarti quì fuori sotto la pioggia..." incalza dopo poco. *Che serata di merda...* penso io..... |
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