The Boy
Un'anima avvelenata dalla merda di cui questo mondo ci sommerge. Quì metterò i miei Racconti, le mie Canzoni, i miei Pensieri.. tutto ciò, insomma, che la mia anima avvelenata mi detta.

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Racconti
Obsession: capitolo V

Il sole mi ferisce gli occhi.
Questi occhiali da sole non valgono un cazzo!
Cerco di raggomitolarmi ancora di più sul sedile del treno, son partito da poche ore e già mi sembra un’eternità.
Apro gli occhi e mi siedo più composto: dormire è inutile, non ci riesco.
Il sole che mi colpisce la faccia, i pensieri che mi tormentano la mente…ed il bambino seduto pochi sedili più giù del mio che non sembra avere intenzione di stare zitto! Continua a fare domande, a mettersi in piedi sul sedile, mentre la mamma spazientita cerca di tenerlo buono.
Una mamma.
Un bambino.
Il treno che continua ad andare senza fare un solo rumore.

La scena mi riporta indietro negli anni, molto indietro. Quante volte ho viaggiato sul treno con mia madre? Quante volte l’allegra famigliola si era spostata in treno per andare a trovare questo o quel parente? Quante volte?
Ora invece son da solo. Mia madre in un letto d’ospedale. Mio padre accanto a lei.

La mia vita che mi scivola via sempre più. Guardo la gente seduta nel mio scompartimento: tutte persone diverse tra loro eppure tutte accomunate da qualcosa. Tutte in viaggio. Tutte su questo maledetto treno. Tutte all’apparenza normali…ma io so bene cosa vuol dire nascondere qualcosa dentro.

Sarà il silenzio irreale del treno. Sarà questo sobbalzare lieve. Sarà che ho ancora parte dei postumi di ieri notte. Sarà per mille motivi diversi…ma la mia mente torna a viaggiare.
Guardo fuori dal finestrino il paesaggio scorrere veloce e rifletto.
Rifletto sulla mia vita. Rifletto sul mio passato. Rifletto sul mio presente.
Son partito da Roma in cerca di chissà cosa. In cerca di indipendenza, in cerca di me stesso, in cerca di quelle mille risposte che non riuscivo a trovare.
Dopo tutti questi anni cosa ho ottenuto: mi son davvero trovato? Ho davvero trovato quelle risposte? Ne ho ricavato qualcosa di concreto?
Beh, ciò che ho trovato non mi piace, mi fa schifo, mi angoscia, mi disgusta!
Volevo dimostrare agli altri, ma prima di tutto a me stesso, di essere in grado di vivere da solo. Di essere in grado di cavarmela. Di non aver bisogno di nessuno…
Tutto quello che ho dimostrato è di essere un debole. Di non avercela fatta. Di esser stato talmente debole da cercare conforto nell’alcool, nella droga…
Son passati diversi anni e quello che ho trovato non è stato altro che un me stesso caduto davvero in basso: l’alcool è oramai l’unica cosa che mi fa tirare avanti. Quei pochi soldi che riesco a guadagnare li butto nella droga, in quel dannato veleno che continuo a spararmi nelle vene.
Quella dannata merda che poi, puntualmente, mi fa precipitare ancora più in basso…
Ho tentato di nascondere la mia debolezza in ogni modo…ma così facendo, invece, l’ho esibita ancora di più! Non ho concluso niente in questi anni. Son caduto in un baratro sempre più profondo…ed oramai non mi è più possibile uscirne.
L’altoparlante mi riporta alla realtà. Siamo a Parma, il mio viaggio è ancora lungo.
Devo smettere di pensare. Devo trovare il modo di scacciare tutti questi dannati pensieri. Mi verrebbe voglia di una dose…o di una birretta…ma non mi pare proprio il caso.
Vado a trovare mia madre in ospedale…e mi presento sbronzo o drogato!
Che merda di figlio che sono! I miei han sempre fatto tutto per me, han cercato di tirarmi su in maniera corretta…ed invece guarda io cosa sono diventato. Guarda come li ripago. Mi faccio davvero schifo!
Apro lo zaino, l’unica cosa con cui son partito. Semivuoto a dire il vero: un paio di magliette, un maglione, il mio lettore mp3, un libro ed il taccuino dove di solito scrivo le cose che mi passano per la testa. Oggi però non è il caso di scrivere, non voglio ritrovarmi di nuovo a pensare.
Prendo il lettore, infilo le cuffie ed alzo il volume a stecca. Alcune delle persone che mi siedono accanto storcono la bocca: forse il volume è eccessivo…ma non me ne frega un cazzo! Ho bisogno di riempirmi il cervello con la musica, ho bisogno di estraniarmi da questo cazzo di mondo, ho bisogno di fuggire almeno con la mente!

Lost in the darkness, hoping for a sign
Instead there is only silence
Can't you hear my screams?
Never stop hoping
Need to know where you are
But one thing is for sure
You're always in my heart

[Chorus]
I'll find you somewhere
I'll keep on trying until my dying day
I just need to know whatever it's happened
The truth will free my soul

Lost in the darkness, try to find your way home
I want to embrace you and never let you go
Almost hope you're in Heaven so no one can hurt your soul
Living in agony 'cause I just do not know
Where you are

[Chorus]

Wherever you are, I won't stop searching
Whatever it takes, I need to know

[Chorus]

Instead there is only silence
Can't you hear my screams?
Never stop hoping
Need to know where you are
But one thing is for sure
You're always in my heart

[Chorus]
I'll find you somewhere
I'll keep on trying until my dying day
I just need to know whatever it's happened
The truth will free my soul

Lost in the darkness, try to find your way home
I want to embrace you and never let you go
Almost hope you're in Heaven so no one can hurt your soul
Living in agony 'cause I just do not know
Where you are

[Chorus]

Wherever you are, I won't stop searching
Whatever it takes, I need to know

Somewhere dei Within Temptation. Amo questa canzone e poi, come sempre, mi fa venire in mente mille cose.
Need to know where you are
But one thing is for sure
You're always in my heart

Ho bisogno di sapere dove sei
Ma una cosa è certa
Sei sempre nel mio cuore

Giulia. Ecco che mi torna in mente quello sguardo. Mi è entrato dentro e non riesco più a cacciarlo via! Non ci conosciamo, eppure sento che fai parte di me. Non ho mai sentito la tua voce, eppure la percepisco echeggiare nelle mie orecchie. Non ti ho mai toccata, eppure sento il tuo odore sulla mia pelle. Ti sento dentro, ti sento nelle vene…

Mi stupisco nuovamente. Per l’ennesima volta il suo sguardo entra prepotentemente nei miei pensieri. Continuo a pensare a lei…nonostante, in realtà, non la conosca.
Intanto la musica va avanti.
Riempie la mia testa.
Mi porta via da lì, lontano.
Chiudo gli occhi e mi lascio trasportare. I Within han lasciato il posto agli Shandon: Noir, la mia preferita. La voce di Olly mi trascina via con se, calda, forte, aggressiva. La mente si svuota, non penso più a nulla. Ma qualcosa mi riporta alla realtà: qualcuno ha urtato la mia gamba destra. Apro gli occhi e mi ritrovo davanti una tipa, tutta imbacuccata: grossi occhiali da sole, sciarpa e cappellino multicolor. Ha con se una grossa valigia ed uno zainetto dalla forma buffa sulle spalle. Avrà si e no 20 anni. Mi sta dicendo qualcosa, mi fissa, ma non riesco a sentire la sua voce.

Mi tolgo le cuffie. Spengo il lettore. Mi sorride e mi chiede se il posto davanti al mio sia libero.
Annuisco con la testa senza proferir parola e mi rimetto le cuffiette. Guardo fuori, lo sguardo perso, Olly che torna ad invadermi la testa.
Sul riflesso del vetro vedo la ragazza che, posato lo zainetto sul sedile, sta tentando di mettere la grossa valigia sul portapacchi. E’ visibilmente in difficoltà ma in fondo a me non interessa, se vuole una mano la chiederà. D'altronde è pieno di uomini nello scompartimento.
La musica cambia ancora.
Novembre Rain dei Guns'n'roses.
Mi perdo nuovamente tra le note malinconiche della canzone. Chiudo gli occhi.
Qualcuno urta nuovamente la mia gamba! Apro gli occhi di scatto: è ancora la ragazza. Non l’ha fatto apposta ma la cosa mi scoccia lo stesso. Voglio un po’ di tranquillità, quella ragazzina impacciata è proprio l’ultima cosa di cui ho bisogno! Mi alzo, senza sfilare le cuffie. Prendo la valigia e la metto al suo posto, quindi mi risiedo.
La ragazza mi guarda e mi dice qualcosa: forse mi sta ringraziando ma la musica copre tutto.
Finalmente è tornata la pace. Finisco di ascoltare la canzone, gli occhi ancora chiusi. La musica cambia ancora, questa volta il Random ha deciso per i Limp Bizkit: Behin Blue Eyes.
I Limp Bizkit. Ancora ricordo il loro concerto a Milano. Esperienza grandiosa, indimenticabile. La voce di Fred Durst mi ha sempre fatto impazzire. Ma ora questa canzone mi fa venire in mente cose ben diverse. Blue Eyes…Occhi azzurri… Giulia.
Maledizione, è tornata lei nella mia testa. Non è possibile!
Apro gli occhi di scatto, quasi spazientito. Meglio cambiare canzone!
Due occhi azzurri mi si parano davanti, mi fissano. Rimango paralizzato, mi si secca la gola, non riesco a far altro che fissare quegli occhi.
La tipa abbassa la testa non appena i nostri sguardi si incrociano.
Probabilmente ho fatto qualche strano movimento ed ho attirato la sua attenzione.
Ora non ha più né occhiali né quello strano cappellino.
Noto che è davvero carina con quegli occhi azzurri, intensissimi e quei capelli rossi che, fluenti, le scendono sulle spalle. Continuo a fissarla per qualche secondo, con ancora nella mente quel suo sguardo. La voce di Cristina mi riporta alla realtà; Enjoy the Silente, Lacuna Coil, è la canzone che ora il lettore mi sta sparando a stecca nelle orecchie. Abbasso un po’ il volume e torno a guardare fuori, non so più in che stazione sono arrivato ma so che il mio viaggio è ancora lungo. Sul display del lettore il simbolo della batteria inizia a lampeggiare: tra non molto rimarrò senza musica. La cosa mi scoccia, in questi momenti ho BISOGNO della mia musica!
Sbuffo un attimo e decido di metterlo via: meglio fare una pausa. Se i pensieri torneranno a farmi visita, allora li ricaccerò via con quel poco di batteria che mi è rimasta!
Tolgo le cuffie, metto tutto nello zaino e prendo il libro.
Marius Il Vampiro. L’ultimo dei libri di Anne Rice che ho comprato. Le Cronache dei Vampiri, una saga che mi affascina in maniera assurda. Come segnalibro il biglietto del treno Torino – Milano. La data è semicancellata ma io ricordo bene in che occasione l’ho comprato: il concerto dei Verdena, al Raimbow. Ennesima esperienza travolgente! Ogni concerto è per me una scarica di adrenalina senza la quale non riuscirei a sopravvivere. Ogni tanto sento la necessità di gettarmi in un locale, in mezzo a centinaia di persone sconosciute ed urlare a squarciagola finchè la voce non se ne va del tutto.
Apro alla pagina in cui ero rimasto ed inizio a leggere.
Con la coda dell’occhio vedo che la tipa mi guarda: ma che cazzo, possibile che devo trovare chi mi scoccia anche sul treno? Oggi non son dell’umore adatto per far conversazione, speriamo che eviti di rivolgermi la parola.
La lettura continua ed io, nuovamente, evado dalla realtà.
Ogni volta che apro un libro vengo catapultato nel luogo dove si svolgono le storie che leggo. Più il libro mi coinvolge e più ho l’impressione di allontanarmi dalla realtà.
Venezia. I ricevimenti sfarzosi tipici di quegli anni lontani. Marius col suo fascino ed il mistero che aleggiava sempre intorno a lui.
Questo è ciò che mi ha sempre stregato di quei racconti: avrei voluto anch’io nascere in quegli anni, in quelle città…sotto forma di vampiro!
Pensieri assurdi i miei…ma sognare è sempre stata una mia peculiarità.
Perdermi in mondi fantastici…dove non c’è la merda che qui non fa che travolgermi, dove non c’è la mia vita insulsa…dove non ci sono io!

La lettura scorre velocemente. Divoro quelle pagine come niente fosse, avidamente. Poi un capitolo mi colpisce: il ventitreesimo è appena iniziato, non ho letto che poche righe…e già le parole di Marius mi ammaliano.

- Qualunque sia la durata della nostra esistenza, serbiamo alcuni ricordi, momenti che il tempo non riesce a cancellare. La sofferenza può anche alterare gli sguardi che rivolgo al passato, ma ci sono ricordi che non perdono neanche un briciolo del loro fascino o del loro splendore a causa della sofferenza, ricordi che rimangono solidi come pietre preziose. –

Il passato. Il presente.
Ecco che nuovamente queste due parole tornano a tormentarmi.
Per quanto io tenti di non pensarci…loro son sempre lì, pronte a non darmi pace!
L’ossessione. La mia ossessione non mi abbandonerà mai.
Il tormento di ciò che ho fatto, di ciò che sto facendo…continuerò a starmi al fianco come un compagno fedele. Un compagno che non esita un sol istante a sbattermi in faccia la mia inettitudine, la mia piccolezza.
Io, inerme, non posso far altro che prenderne atto.
Io, indifeso, non riesco a far altro che rifugiarmi nelle mie paure.
Reagire, ecco la soluzione. Ma non riesco a trovare la forza per farlo, non riesco a carpire dal mio essere quella forza necessaria per attuare la svolta, per ribellarmi alla vita che mi son creato con le mie mani e che tanto aborro.
Basta, ancora i miei pensieri che mi ossessionano. Devo darci un taglio, al diavolo tutto…al diavolo tutti!

Chiudo il libro. Mi alzo.
Il bagno non è distante, solo un paio di carrozze.
Raggiungo la piccola porticina ma la trovo occupata. Attenderò pochi minuti…ma so bene di non riuscire ad aspettarne molti di più. Sono al limite, non posso sopportare oltre.
La mia voce è ora ancorata dentro la mia testa. Mi ossessiona, mi tormenta.
Continua ad accusarmi, continua a sbattermi in faccia la realtà. La mia debolezza, le mie paure, la mia inettitudine. Poi, fortunatamente la porta si apre. Un grasso omone esce fuori dal bagno e mi guarda come se fossi un fantasma. Lo ignoro ed entro. Chiudo la porta alle mie spalle e mi guardo allo specchio: cosa sono diventato? Cosa cazzo ci faccio dentro il lurido bagno di un InterCity? Sto nuovamente cedendo alla mia debolezza? Possibile che tutti i buoni propositi che mi ero fatto appena salito…stiano andando in fumo dopo poche ore?
Il silenzio la mia unica risposta…

- Toc! Toc! –

“C’è nessuno lì dentro? Sono il controllore…”

Una voce proveniente da fuori la porta del bagno mi sveglia.
Son seduto sopra il coperchio del water. La siringa ancora nella mia vena. Tutto l’occorrente sopra il ripiano dello specchio. Quanto tempo sarà passato?
Ho la testa leggera, i piedi come di piombo. Tolgo il laccio dal mio braccio e mi sfilo la siringa.

“Un attimo, esco subito…” Sbiascico senza troppa convinzione.

Rimetto tutto a posto, mi butto un po’ d’acqua fredda sulla faccia.
Brutto imbecille, pensi che bastino quattro gocce per non far vedere la merda che sei?
Mi guardo allo specchio: ho due occhiaie che mettono paura.
Inforco nuovamente gli occhiali da sole, tiro lo sciacquone e poi apro la porta.
Un tipo in divisa e due baffoni assurdi mi squadra da capo a piedi.

“Ecco il mio biglietto…” faccio “Devo scendere a Roma…”

Il tipo guarda il pezzo di carta, poi guarda me, infine lascia un piccolo foro sul biglietto e fa per andarsene.

“Roma è la prossima, se non ti sbrighi rimani sul treno...” fa prima di sparire nel vagone successivo.

Mi affretto a percorrere la strada a ritroso. I piedi sembrano non voler rispondere ai miei comandi, cammino semi barcollando.
Arrivo al mio posto che il treno si sta fermando: Termini. Vedo la scritta della Stazione Termini.
Cazzo, per poco non rischiavo di arrivare chissà dove.
La tipa rossa non c’è più, sarà scesa in qualche altra stazione.
Neanche la mamma col bambino pestifero è più al suo posto.
Nel vagone son rimaste poche persone. Tutti però mi guardano malissimo…e non riesco a dar loro torto. Sicuramente avrò un aspetto orribile.
Infilo di corsa il libro nello zaino ed il biglietto/segnalibro cade a terra. Lo raccolgo al volo, lo infilo in tasca e scendo dal treno.
Sono a Roma, ora mi basterà prendere una metropolitana ed in meno di un ora raggiungerò l’ospedale.
Tra non molto vedrò mia madre e mio padre. Più, forse, un insieme insopportabile di parenti vari.
Le solite facce che scopri siano tuoi parenti solo ai funerali o negli ospedali. Le persone che maggiormente odio: se non fosse per lo schifoso legame di sangue che abbiamo non li considerei altro che spazzatura!

La metropolitana è semi deserta. Trovo subito un posto vuoto e mi siedo.
Riesco ancora a vedere quella ragazza con lo sguardo magnetico. La vedo disegnare col dito qualcosa sul vetro. La vedo seduta davanti a me con i suoi anfibi e lo sguardo imbronciato.
Tolgo nuovamente il libro dallo zaino e riprendo la lettura. Meglio ricacciare dentro quei dannati pensieri.
La metropolitana intanto inizia a riempirsi ma io non ci bado troppo: ho il mio posto, comodo, proprio accanto alle porte. A circa metà tragitto sale una vecchina con due grosse buste della spesa, si appoggia al muro ma le buste tendono sempre a rovesciarsi. Nessuno la degna di uno sguardo, tutti troppo presi dalle loro ipocrite vite.
Maledizione a me ed al mio buon cuore!
Le cedo il mio posto e chiudendo il libro mi appoggio io alla parete del vagone.
Leggere in questa posizione diventa scomodo, quindi decido di limitarmi a guardare fuori dal finestrino il buio delle gallerie sotterranee.
Prendo il biglietto dalla tasca e lo riutilizzo col suo vecchio scopo: quello di segnalibro.
Proprio in quel frangente mi rendo conto che qualcuno c’ha scritto sopra!
Il mio prezioso ricordo scarabocchiato da qualcuno…

- Grazie per la valigia. Vedendoti così cupo e silenzioso ho avuto quasi paura a rivolgerti la parola… Se però capiti dalle parti di Ostia sarò felicissima di offrirti un caffè per sdebitarmi! 347******* Lilly –

In mezzo alla frase un sacco di faccine e robe strane…
Lilly? Che razza di nome. Sicuramente sarà un diminuitivo…
Per l’ennesima volta, per quanto io non abbia cercato il solito impiccio, mi ritrovo con il numero di una tipa. Una tipa tremendamente carina per giunta.

Ma ora non ho tempo per pensare a queste cose. Le porte si aprono, è la mia fermata.
Tra pochi minuti sarò nell’ospedale, davanti a mia madre moribonda…
Ho una paura fottuta di questa situazione. Ho paura di ciò che mi troverò difronte. Ho paura della mia reazione. Ho paura della reazione dei miei parenti.

HO PAURA…

…sento il bisogno di sbronzarmi…





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