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The Boy
Un'anima avvelenata dalla merda di cui questo mondo ci sommerge. Quì metterò i miei Racconti, le mie Canzoni, i miei Pensieri.. tutto ciò, insomma, che la mia anima avvelenata mi detta.
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wanna be?? Disclamer
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Racconti
Obsession: capitolo III
Giorni. Son passati giorni dall’ultima volta che son uscito da questa casa. Lei è tornata. La mia fida compagna, l’unica che mai mi abbandona: l’ossessione. Son di nuovo caduto in paranoia. Son di nuovo scivolato nel baratro. Son giorni che me ne sto in casa, ascolto musica, fumo l’inverosimile, bevo l’impossibile. Non ho aperto quel cassettone, ma ora sento che è proprio ciò che mi ci vuole. Pochi minuti dopo son nuovamente a terra, sdraiato sul divano, con la testa leggera ed i piedi come piombo. Era l’ultima dose cazzo, ma ora non riesco a pensarci più di tanto. Non riesco a pensare a nulla: la mente è finalmente svuotata. Non va bene. Non posso vivere in questo modo. Ma poi posso chiamarla vita questa? Piuttosto direi che non faccio altro che sopravvivere; non faccio altro che trascinarmi senza un vero scopo, senza un perché concreto. * Trrrr_! * * Trrrr_! * Sento vibrare una gamba, ma che cazz… Allungo la mano verso la tasca: il mio cellulare sta vibrando. Giusto, non tengo mai la suoneria attiva, non sopporto quel dannato suono che mi si insinua nella testa. Guardo il display, non riesco neanche a leggere il nome. Ho la vista annebbiata, la mente va per i cazzi suoi. Premo il punsante. Porto il telefonino all’orecchio. “Oh stronzo! Che fai? Ce ne hai messo di tempo per rispondere eh? Dì la verità: stai con una tipa vero???” *Chi cazzo è sta voce?* penso. “No, sto da solo. Stavo riflettendo, sai oggi è una bella giornata…penso che tra poco esco!” rispondo senza neanche sapere che cosa stia dicendo. Dall’altra parte c’è silenzio, pochi minuti che a me sembrano interminabili. La voce cambia: da allegra diventa profonda e seria. Ma chi cazzo è??? “Ho capito. Un’altra crisi depressiva eh? Ma quando ti deciderai a mandare tutto a fanculo e ad uscirne??? Senti, ora son in Spagna. Abbiamo conosciuto dei tipi di Firenze e ci ospitano loro per un pò. Ma ti giuro che appena torno te la do io una strigliata, ci andiamo a prendere una birra e facciamo 4 chiacchiere. Ci stai?” Io non rispondo subito. Solo Michel potrebbe parlarmi così. Solo lui non si fa scrupoli a dirmi le cose in faccia…ed è questo che mi piace di lui. “Ok, Mic. Appena torni fammi uno squillo e ci si vede. Divertiti in Spagna, ci sentiamo.” Non so neanche se mi abbia risposto qualcosa, ho attaccato al volo. Lancio il cell sul divano. Non voglio sentire nessun’altro. Voglio isolarmi da questo cazzo di mondo! Alzo il volume dello stereo a stecca, chiudo gli occhi. Non mi frega un cazzo se i vicini si lamenteranno…ora voglio solo mettere un muro tra me e ciò che mi circonda. - Non sono mai come mi vorrei ora sgomma così fai quel che puoi per me – Eyeliner, Verdena. Questa canzone l’ascolterei per ore e mai, come in questo momento, me la sento affine. Non sono mai come mi vorrei… già cazzo, E’ proprio questo il problema. Vorrei esser diverso, vorrei cambiare…ma non ci riesco. Non riesco mai ad essere come mi vorrei… Ma l’ho già ripetuto mille volte, continuo a ripetermelo ogni secondo: non si può cambiare la propria natura, meglio rassegnarsi. - Talking loud to everyone Tell me who I am – Apro gli occhi. Quanto tempo è passato? Lost dei Motel Connection. Che traccia era? Non me lo ricordo…ma deve esser ricominciato più e più volte questo Cd, visto che fuori ha fatto buio! Mi alzo, spengo lo stereo. Ho le gambe a pezzi e la testa che mi scoppia. Vado in cucina ed apro il frigo: forse dovrei mangiare qualcosa e la mezza crostata al cioccolato che è sul primo ripiano sembra dirmi di addentarla. Passano pochi secondi: afferro la bottiglia di Vodka e me la porto alle labbra. L’ho detto, non si può cambiare la propria natura! Sono un fottuto alcolizzato. Uno stronzo alcolizzato. Torno sul divano, appoggio la schiena e chiudo di nuovo gli occhi. Il silenzio intorno a me è irreale…ma mi piace. Passano diversi minuti prima che riapra gli occhi e mi decida a muovere il culo da questa casa. Rimetto la Vodka in frigo, ma non prima di aver fatto l’ennesimo sorso. Vado in camera, mi metto le prime cose che trovo sul letto; neanche mi pettino. Afferro la giacca e faccio per uscire: le sigarette! Sto dimenticando le sigarette! Passo più di mezz’ora a cercarle. Mezz’ora durante la quale lancio imprecazioni a più non posso. La testa inizia ad essere pesante, la vodka sta facendo effetto…oppure è il post buco, chi lo sa. In questo momento non capisco più di tanto… Trovo le Marlboro sul divano, poco più in là c’è il cellulare: prendo anche quello. Sul display ci sono 5 chiamate, premo il tasto per visualizzarle: un numero che non conosco. Me ne frego e lo metto in tasca, è ora di uscire. Fuori l’aria è pungente, fa freddo ma nonostante questo io mi accendo una sigaretta. Le mani iniziano a cambiar colore ed a farmi male, ma quel lieve dolore mi piace, mi fa sentire vivo. Prendo il Bus al volo, non ho fretta ma non avevo voglia di aspettare il prossimo. Mi perdo nuovamente nei miei pensieri, il movimento del mezzo mi fa quasi andare in trance. Un figura familiare. Con la coda dell’occhio mi sembra di averla vista. Torno in me che le porte dell’autobus si stanno per richiudere: fuori c’è lei. La vedo da dietro, i suoi capelli son neri più di quanto ricordassi, ma il suo sguardo è magnetico come sempre. Vedo i suoi occhi azzurri osservare il display del suo cellulare, si accende una sigaretta in maniera nervosa. E’ bella più che mai con quella sua aria scazzata, con quel faccino imbronciato, con gli occhi contornati di talmente tanta matita nera che sembrano quasi perdersi in essa. Mi faccio largo tra le persone, faccio per scendere ma le porte mi si chiudono in faccia! Dico all’autista di aprire che dovevo scendere e quello mi risponde di stare buono e di aspettare la prossima fermata. Cazzo, lei è lì davanti a me. Una porta di vetro ci separa. Vorrei sfondarla, vorrei infrangere quei vetri. L’autobus riparte e lei si incammina. Sembra parlare al cellulare, ha lo sguardo incazzato. Premo il pulsante, prenoto la prossima fermata. Scendo in fretta ed inizio a correre. Posso raggiungerla, le due fermate non son poi così distanti. Giro per ore, l’ho persa. Magari neanche era lei inizio a ripetermi…ma so che non è così. Qualcosa dentro mi dice che era lei…e che per l’ennesima volta non son riuscito a parlarle. Abbattuto mi dirigo verso i Murazzi. Un paio di persone mi rivolgono la parola ma io neanche le ascolto. Un tipo mi chiede se voglio del fumo; nonostante i miei continui rifiuti quello non si decide a mollarmi. Alla fine gli allungo 20 euro e compro ciò che voleva vendermi. Dopo pochi passi butto tutto in un tombino: che cazzo me ne frega a me del fumo. Non è ciò che mi serve…ma in fondo neanche io capisco cosa mi serva. Il telefono vibra ancora. Lo tiro fuori dalla tasca: ancora quel numero sconosciuto. Premo il pulsante e rispondo. "Oh ciao. Sono Laura ti ricordi?" fa una voce familiare dall'altro capo dell'apaprecchio. *Laura...* penso. E' la tipa che mi ha portato a casa pochi giorni fa e che mi aveva lasciato il suo numero. Numero che io, puntualmente, ho gettato via. "Ma certo! Come stai?" faccio io con talmente tanta ipocrisia da farmi schifo. "Io tutto bene. Non ti sei più fatto sentire...ho dovuto rimediare il tuo numero in giro..." "Si è vero. Ma non ho soldi nel cell in questo periodo." faccio io tagliando corto. Lei sta in silenzio qualche secondo, poi mi strappa l'ennesima promessa di vederci una sera. Attacco il cell pensando che ho fatto l'ennesima cazzata. Perchè sto illudendo questa ragazza? Sò bene che la mia mente è altrove...eppure non riesco a dire la verità. Mi sento una vera merda, ma per fortuna son arrivato davanti ad un locale: ho bisogno di spengere il cervello. La serata passa come al solito: locali, alcool, droga. Una tipa mi abborda, nonostante non voglia nessuno tra i piedi le do corda. Ho il cervello in pappa, non capisco più nulla. Ci ritroviamo in un vicolo, appiccicati. La testa inizia a tornare lucida. Osservo la tipa dall’altro, mentre è intenta a farmi un lavoro di bocca davvero di buon livello. Chiudo gli occhi un istante e ricomincio a riflettere: l’alcool oramai sta abbandonando il mio corpo e la lucidità inizia a tornare. Apro gli occhi di scatto, che cazzo sto facendo in un lurido vicolo con una che neanche so chi diavolo sia. Abbasso di nuovo lo sguardo e capisco il motivo del mio ennesimo errore! La tipa mi sta osservando con sguardo languido, senza neanche smettere di fare ciò che stava facendo. Ha due occhi di un azzurro intenso, due occhi profondi contornati di una quantità spropositata di matita nera. Quegli occhi mi han ricordato qualcosa. Mi son lasciato abbordare da una tipa solo perché ha degli occhi simili ai suoi.... Ma non sono i suoi cazzo! Mi sento un idiota. Una rabbia cieca mista a disperazione si impadronisce di me: quanto son caduto in basso? Che diavolo mi è successo??? Scaccio in malo modo la tipa. Quella incazzata inveisce contro di me ma io non l’ascolto neanche. Mi riallaccio i pantaloni e mi volto, la tipa mi afferra per un braccio, mi dice che non posso trattarla così. Il mio cinismo raggiunge livelli allucinanti, ho talmente tanta rabbia in corpo che agisco istintivamente. Metto una mano in tasca e tiro fuori il contenuto: lancio ai piedi della ragazza 10 euro in monetine varie e la mando a fanculo… Probabilmente ho fatto la cosa peggiore: ferire l’orgoglio di una donna. Ma non me ne frega nulla… Devo trovare il modo per tornare a casa, a quest’ora di notte gli autobus non passano più. Mi dirigo nuovamente verso l’ultimo locale nella speranza di incontrare qualcuno che conosco e di farmi riaccompagnare a casa. Incontro invece la tipa di prima: sta parlottando con un ragazzo di colore ed è visibilmente incazzata. *Fatti suoi!* penso. Ora quello che mi preme è trovare un passaggio per casa, degli scazzi della gente non mi frega nulla. Giro per il locale, è quasi vuoto e non mi sembra di scorgere nessuno di mia conoscenza. Lo stress aumenta, la rabbia dentro di me inizia a crescere. Mi odio. Odio questo mio modo di essere. Odio questo mio modo di vivere. ”Hey stronzo!” sento fare alle mie spalle. Non mi volto neanche, in fondo perché dovrebbero avercela proprio con me. Continuo a camminare ma poco distante dal bancone qualcuno mi dà una spinta da dietro. “Hey sei sordo forse?” Allora ce l’avevano proprio con me? Mi volto e mi ritrovo il ragazzo di colore con accanto la tipa del vicolo. Lei ha un'espressione soddisfatta e lui è incazzato nero. Non avrei mai pensato che la serata potesse concludersi in quel modo. Io non ero nello stato adatto nè dell'umore giusto per poter sopportare quelle cazzate. Bastarono poche frasi per degenerare. "La mia ragazza mi ha raccontato che l'hai trattata male!" dice il magrabino, che sicuramente era stato abbordato solo pochi minuti prima ma che voleva darsi un'importanza davanti alla ragazza. "Cosa ci posso fare se la tua ragazza è una gran troia?" rispondo io di scatto. Quello che successe poi fu inevitabile. Ed eccomi di nuovo in una lurida cella, in un maledetto commissariato. Eccomi di nuovo dentro con l'accusa di lesioni aggravate. Ma già sò che non mi terranno quì per più di un giorno o due. Per lo meno ho risolto il problema di come passare la notte... La polizia mi rilascia solo la sera seguente: nonostante la mia cazzata il mio antagonista è risultato clandestino e le forze dell'ordine han preferito occuparsi di lui. Ho fatto un'altra macchiolina alla mia fedina penale. Nuovamente a causa di una donna mi son sporcato le mani. Me ne torno verso casa con lo sguardo basso; cammino per i vicoli di Torino continuando a pensare a quello che è successo ieri notte: continuo a far stronzate, continuo a comportarmi come neanche avrei mai pensato di esser capace. Mi guardo intorno: l'aria è fredda anche sta notte ma a quest'ora la città è magnifica. Silenziosa, deserta...proprio adatta al mio attuale stato d'animo. Voglio solo tornarmene a casa, voglio solo buttarmi nel mio lettone e rimanerci per giorni interi. Passo davanti ad un portone proprio mentre una figura ne sta uscendo: è un ragazzo che sembra avere una discreta fretta. Non lo vedo in viso perchè ha la visiera del cappellino calata sul volto. Da quel poco che riesco a capire osservandolo mentre si allontana, intuisco che dentro quel palazzo deve aver avuto delle grane. Sarà la mia condizione, ma mi sembra quasi di essere sicuro che anche le sue siano state causate da una donna. Lo vedo allontanarsi a piedi, mentre io rimango qualche istante ad osservare quel palazzo. Sarà forse la notte passata al fresco, ma mi sento strano: mi sembra quasi di dover entrare anch'io nel palazzo... Torno in me dopo pochi minuti: una birra, ecco cosa mi ci vorrebbe! Mi rincammino ed arrivo nei pressi di un bar: nonostante l'ora tarda è ancora aperto. Varco la soglia del locale e mi dirigo al bancone. Il posto è praticamente deserto e la cosa mi mette quasi allegria: in questo momento l'ultima cosa che voglio è essere circondato da rompicoglioni! Mi siedo ed ordino una Doppio Malto; accanto a me il posto è vuoto ma sul bancone c'è una birra mezza piena. Arriva la mia ordinazione ed inizio a bere, mi perdo nuovamente nei miei pensieri. Vengo riportato alla realtà dallo sgabello accanto a me che viene spostato, mi volto un istante e vedo il ragazzo col cappellino che sta seduto al mio fianco a bere. Ora riesco a vederlo in volto: ha uno sguardo abbattuto, afflitto. Nei suoi occhi denoto anche una lieve rabbia, ma sembra che voglia affogare tutto nell'alcool. Son sicuro di averlo già visto, ne ho la certezza, ma in questo momento non mi viene proprio in mente. In fondo non ci penso neanche tanto a lungo, non mi interessa particolarmente. Finiamo per parlare. E' un ragazzo riservato ma in fondo l'alcool scioglie ogni lingua. Scattano le classiche confessioni da taverna, come le chiamo io: scopriamo di avere varie cose in comune, prima tra tutte il motivo per il quale ci ritroviamo lì ora...una donna. Quello che ci fa ridere è il fatto che, anche se in fondo i motivi son diversi, il nostro problema ha lo stesso nome: Giulia. Facciamo un brindisi all'assurda coincidenza e prendiamo un'altra birra. Come avviene sempre in questi casi non ci raccontiamo i particolari delle nostre storie, ma ci limitiamo a commentare e maledire la situazione. A quanto pare anche lui porta un vuoto dentro che non riesce a colmare, una sensazione di disagio perenne che non vuol abbandonarlo. Lui dice di sfogarla con la musica... Io non ho il coraggio di dirgli che la sfogo tra droga ed alcool... Passiamo la serata a parlare, in maniera pacata, tranquilla. Ci scambiamo a malappena i nomi. Samuel. Ora che mi ha detto anche il nome la sensazione di conoscerlo aumenta...ma la birra in corpo è già troppa, non riesco a pensare. Samuel mi riporta a casa, ci salutiamo e ci ringraziamo a vicenda dello sfogo di quella sera. E' una persona interessante, anche se sento che dentro porta qualcosa di oscuro, qualcosa che non riesco bene ad identificare. Mi metto nel letto ancora vestito, neanche riesco a spogliarmi. Quelle due giornate son state davvero pesanti, ho bisogno di dormire un giorno intero. Spero di non svegliarmi più da questo sonno... Il pensiero di dover affrontare, domani, l'ennesima giornata...mi terrorizza. Voglio che non giunga mai domani... |
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