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The Boy
Un'anima avvelenata dalla merda di cui questo mondo ci sommerge. Quì metterò i miei Racconti, le mie Canzoni, i miei Pensieri.. tutto ciò, insomma, che la mia anima avvelenata mi detta.
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wanna be?? Disclamer
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Racconti
Obsession: capitolo II
- Se leggera ti farai io sarò vento per darti il mio sostegno senza fingere se distanza ti farai io sarò asfalto impronta sui tuoi passi senza stringere mai. - Samuel canta alla radio. E’ buffo come, tra tante canzoni, proprio questa debba passare in questo momento. Incantevole. Quanti ricordi racchiusi in poche parole, in poche note. Francesca. L’amore di una vita… E’ buffo come spesso ti ritrovi a pensare di aver finalmente trovato la tua strada, ad aver finalmente raggiunto ciò che tanto hai faticato a cercare. Ma ancora più buffo è accorgersi che hai solo fatto un sogno, che accoccolarsi ad un’utopia ti fa solo che precipitare in maniera più rapida e decisa. Francesca. Il motivo per cui ora sei ciò che sei. Il motivo per cui il tuo cuore si è inaridito. Il motivo per cui hai deciso di cambiare…ma forse, a deciderlo, non sei stato tu. Gli eventi, le situazioni. Spesso è a causa loro che la tua vita, inaspettatamente, prende una svolta decisiva…che sia in bene o in male non sta a nessuno dirlo! Ero un ragazzo come tanti: pieno di sogni, di speranze…e fortemente convinto che l’amore sia il motore del mondo. Tu eri una ragazza irraggiungibile, fantastica, un gradino al di sopra di tutti gli altri…ed almeno due sopra a me! Eppure, inspiegabilmente, quella sera ci siamo trovati insieme…e da allora la mia vita è cambiata. Ho passato mesi a guardarti camminare per le vie del centro, ad osservarti da lontano. Io, insignificante essere col perenne nodo alla gola ogni volta che, per una frazione di secondo, i nostri sguardi si incrociavano. Io che non facevo altro che parlare di te agli amici. Io che covavo rabbia dentro a questo corpo insulso quando sentivo i commenti degli altri. Quanti mesi ho passato a studiarti, a rimirarti…mentre con gli amici scherzavamo su quanto fossi irraggiungibile. Io,che quel giorno, per sfida, ho detto che ti avrei conquistata. Tu, che con i tuoi abiti firmati, con i tuoi amici dalle macchine potenti, ti atteggiavi a diva. Io, che presi coraggio e sfidai il mio carattere… Tu che contro ogni aspettativa, con un sorriso, mi stregasti l’anima. Iniziò tutto per caso. Ciò che per entrambi era un gioco…per me, quella sera, divenne la mia vita. Passammo anni insieme: tra continue litigate, sfuriate, riappacificazioni ed ancora litigate. Un tira e molla durato troppo a lungo…ma del quale non riuscivo a fare a meno. Ne ho passate di serate malinconiche per te, ne ho mandati giù di bocconi amari, ne ho presi di pugni allo stomaco…ma come sempre io ero lì, per te, pronto ad attendere un tuo minimo gesto. Poi quella notte, non la dimenticherò mai, ti vidi in quel locale…con lui! Roma era magnifica come sempre e per il mio compleanno avevo pensato a qualcosa di speciale. Tu quella sera non mi rispondevi al cellulare ed io, un po’ per rabbia, un po’ per non dover sentire la vocina dentro la mia testa uscii con gli amici e mi andai ad alcolizzare. Non era la prima volta. Quante sere tu non ti facevi sentire, non mi rispondevi, sparivi…ed io giù ad attaccarmi alla bottiglia, per non pensare. Ma mai avrei pensato che sarebbe finita in quel modo. Arrivai a quella festa con talmente tanto alcool in corpo che avrei potuto far alcolizzare chi mi era in torno con un solo respiro! Ero con la solita compagnia: Luca, Paolo, Andrea…il mio gruppo dai tempi del primo anno di liceo. Allora di anni ne avevo 19…e la scuola era solo un ricordo. Studiavo Lettere e Filosofia a La Sapienza, ero convinto che un giorno avrei insegnato e che avrei realizzato i miei sogni. Ma è bastato un solo minuto per mandare in frantumi tutto quanto…per far cadere quel castello di carte che erano le mie certezze. Tu eri ad un tavolino, con gente a me sconosciuta. Tutti ben vestiti, tutti figli di papà. Cercai di darmi un contegno e mi avvicinai barcollando: volevo salutarti, niente di più. Ma poi lui ti baciò! Era un tipo appariscente: importante nel suo completo di D&G, fiero nella sua perenne-abbronzatura-da-lampada, sicuro col suo portafogli colmo di banconote e delle carte di credito di papà. Eri la mia donna, eri colei che volevo con me per sempre…e lui ti stava baciando! Il ragazzo pacato, tranquillo e timido morì all’istante. Sentii dentro di me un misto di rabbia e stupore. Mi avvicinai, arrivai davanti al tuo tavolo…ma non aprii bocca. “E questo chi è?” fece lui. Parole che mi rimangono impresse nella mente tutt’ora, ma che mai mi avrebbero lasciato, insieme alla frase che segnò la mia esistenza. Tu mi guardavi, sorridevi, non proferivi parola. Poi, all’improvviso, con noncuranza ti sei limitata a dire: “Ma nulla, un tipo col quale mi son trastullata per un po’…” Ciò che accadde dopo lo seppi solamente dal poliziotto che mi svegliò la mattina per farmi uscire dalla cella. 19 anni. Timido. Tranquillo. Pacato. Tanta voglia di vivere. 19 anni ed un giorno. Aggressione e lesioni gravi. Ubriaco come una spugna. Apatico. Con la morte nel cuore. Ora me ne sto sul divano, nella mente tanti ricordi del passato, nell’aria la voce di Samuel. Ripenso a quella sera. Ripenso a quel periodo. Ripenso al ragazzo che è morto in un locale romano…ed a quello che è nato in una schifosa cella nei sobborghi della capitale. Ripenso ai successivi 6 mesi passati lasciandomi travolgere dallo schifo che portavo dentro. Ripenso a come ho gettato la mia vita. Ripenso ai miei genitori che disperati non trovarono una soluzione per farmi riprendere gli studi. Ripenso ai miei sogni infranti. Ripenso alla merda che provai pur di cancellare dalla mente gli anni con te. La prima canna, il primo acido…il primo buco. Quante stronzate ho fatto per amore? O meglio per dimenticarmi dell’amore? Quanto tempo ho passato a buttarmi via? I risparmi di una vita finiti in neanche 2 mesi tra alcool e droghe. Io che ero quasi un salutista…e che improvvisamente mi ritrovo a far parte di quella feccia che ho sempre odiato. Ora me ne sto sul divano, la mente svuotata, stanca…e Samuel ha smesso di cantare. La radio trasmette una stupida pubblicità di una marca di automobili…e mi fa tornare in mente che son ancora a piedi! Dovrei alzarmi…ma non ne ho le forze. Non ho la benché minima voglia di schiodarmi da questo divano…e così ripiombo nei miei pensieri. Torino. Perché scelsi proprio questa città quando decisi di gettarmi tutto alle spalle e di ricominciare a vivere? Perché abbandonai la MIA Roma…per questa città del nord? No, non era perché quì avevo qualche conoscenza…era perché sapevo di poter trovare ciò che cercavo. Mi illusi di voler uscire dal giro…e poi ripiombai nel baratro gettandomici a capofitto di mia spontanea volontà… Quanti mesi passarono? 5… 6… Non lo ricordo tutt’ora, ma in quel lasso di tempo, nonostante non riuscii ad uscire dalla merda di cui mi ero circondato, riuscii a tirare avanti, a cambiare in maniera lieve qualcosa: iniziai a ricominciarea vivere. In principio ero Barista nel bar di un amico, poi vennero i piccoli localini…ed infine, una conoscenza tira l’altra, ebbe inizio la mia carriera di barman. Nonostante tutto devo a Torino qualcosa. Eppure dopo pochi mesi la sentii stretta…e partii nuovamente. Passai qualche anno in giro. Le conoscenze fatte nei locali mi fruttarono ospitalità in varie parti d’Italia e per qualche mese anche all’estero. Girai come un vagabondo Bologna, Firenze, Milano, Perugia, Napoli. Non tornai mai a Roma, qualcosa mi bloccava. Trascorsi del tempo anche a Madrid, Londra ed Amsterdam…ma poi, immancabilmente tornai qui, a Torino. - Driiin_! – Suonano al citofono. Chi cazzo può essere a quest’ora??? Michel. Un ragazzo che ho conosciuto diverso tempo fa ad un Rave e che vive a pochi chilometri da Torino. Dice che ha saputo della serataccia di ieri e che secondo lui mi ci vorrebbe un po’ di svago. “ Dai, scendi! Son con degli amici e stiamo partendo per un viaggetto, forse andiamo anche all’estero! Forza non farti pregare! Ci son anche Anna e Sara, te le ricordi? ” Sara è la tipa a cui ieri sera ho offerto da bere…ma questa Anna proprio non me la ricordo. “ No dai. Sinceramente non sto bene e poi domani ho un colloquio di lavoro, non posso prendere e partire proprio adesso… ” la balla mi esce con nonchalance. Michel resta qualche secondo in silenzio poi recependo il messaggio mi saluta e mi promette che si farà vivo in settimana. Riaggancio e vado in cucina. Ripenso alla proposta del viaggio e mi maledico di non aver accettato, mentre mi stappo una birra presa dal frigo. Tennent’s Super. Doppio Malto che arriva dritta in testa. Forse dovevo accettare e partire con loro. Forse mi avrebbe davvero fatto bene. Forse. Troppe volte mi son crogiolato nei forse… Torno sul divano e ci passo l’intero pomeriggio facendo zapping e bevendo birra. Non mangio nulla, ho lo stomaco chiuso. Questa strana fitta mi è presa anche oggi e come al solito mi prometto che andrò da un medico…domani. Si fa sera. Io son già sbronzo. Non ho toccato cibo e son già pieno di alcool. Cazzo mi frega, tanto sta sera non ho impegni. E poi ne sentivo proprio il bisogno. Devo liberarmi la mente, oggi troppi pensieri hanno fatto capolino…e non voglio che ciò accada. Guardo l’orologio: è ancora presto per uscire…ma che faccio per ingannare il tempo? Se mi fermo rifletto e se rifletto ricado in paranoia. Poso la bottiglia di birra semipiena, non so neanche quante ne ho bevute. Vado in camera ed apro il cassettone: nascosto in una sorta di doppiofondo c’è il piccolo astuccio nero, rigido. Lo apro e penso di aver trovato il modo per far passare la mia cara, amica paranoia. Pochi minuti dopo son davanti al divano, seduto sul tappeto con lo stereo acceso. Metto subito il Cd dei Nirvana, Nevermind, sposto sulla traccia giusta, la numero uno. La canzone inizia. - Load up on guns and bring your friends It's fun to lose and to pretend She's over bored and self assured Oh no, I know a dirty word – Alzo il volume a stecca. Riporto l’attenzione all’accendino, la piccola fiamma sta facendo il suo effetto, il cucchiaino si scalda, sempre più. La canzone continua. - I'm worse at what I do best And for this gift I feel blessed Our little group has always been (tribe) And always will until the end – Non fatico molto a trovare la vena. Oramai so come e dove puntare l’ago. La testa diventa subito leggera, i piedi pesanti. Tolgo la siringa e la poso accanto all’astuccio. Mi sdraio a terra ed inizio a cantare. “ In quel che faccio meglio sono il peggiore e per questo dono mi sento benedetto il nostro piccolo gruppo c’è sempre stato E ci sarà sempre, fino alla fine. “ Kurt Cobain. La sua voce. Le sue parole. Dov’è finito il mio piccolo gruppo? Che cazzo faccio ora qui? Vorrei pensarci ma la mente inizia ad andare per conto proprio. D'altronde è ciò che volevo no? Mi risveglio ore dopo. Il cd è terminato chissà da quanto. La testa è ancora leggera. Il corpo risponde a dovere. Ci voleva proprio…ora son pronto per uscire. Rimetto tutto al suo posto, getto la siringa nel cestino. Mi vesto scegliendo i primi vestiti che trovo, tutto rigorosamente nero…ma questo era scontato. Le catene mi congono la vita, la maglia mi stringe a dovere il petto, il giaccone di pelle svolazza ad ogni mio passo. Mi guardo velocemente allo specchio: sta sera non lavoro, posso essere me stesso. Il nero intorno agli occhi non è pesantissimo…ma la matita maschera in maniera lieve le occhiaie post dose. Esco. Vago per un po’ e mi ritrovo ai Murazzi. Continuo a vagare, mani in tasca, sigaretta accesa in bocca. Mi accorgo di barcollare tra un passo e l’altro ma non mi frega nulla. Ho la mente vuota, completamente…ho raggiunto il mio scopo. Passa un ora e mi ritrovo davanti ad un locale, vedo gente entrare ed uscire di continuo. Prendo di nuovo il pacchetto di Marlboro: cazzo le ho finite. Davanti l’ingresso c’è un tipo che ricordo, assorto a parlare con un altro tipo. Ci penso su: è il tizio che la sera prima girava con la bottiglia di vodka, l’amico di quella Giulia. Mi avvicino. La mente vuota. Gli chiederò dov’è lei. Riuscirò a vederla. Quando sono a pochi passi sento una parte della loro conversazione. “ Ma si. Giulia ieri stava a pezzi! E’ sparita con Davide per un po’ ma alla fine l’ho riportata io in macchina. Chissà se hanno parlato, chissà se *lui* sa che lei è tornata… ” Non so chi cazzo sia sto lui, non so chi cazzo sia sto Davide anche se mi sembra di ricordarmi il suo nome, non so che altro si son detti prima sti due, ma una cosa la so: mi rode il culo! Arrivo dal tizio che da quel che poi scoprirò si chiama Manuel. Gli scrocco una sigaretta. Due parole fugaci e poi riparto. All’ingresso scrocco da bere ad una tipa: mi dice il suo nome ma io neanche la ascolto. Volevo solo alcool…dei nomi non me ne faccio nulla. Entro nel locale e vado diretto al bancone. Ordino un Negroni, voglio qualcosa di forte che mi bruci il cervello. Rimango a fissare la gente che passa, ho la testa che esplode. Parte una canzone che mi piace, Inno all’Odio dei Linea 77. La gente si accalca a ballare, io sta sera non ne ho voglia. La paranoia aumenta ed io la ricaccio dentro scolandomi mezzo Negroni a tonfo. La mente si annebbia di nuovo. Le gente continua a ballare. Alcune persone mi passano accanto…ma io in questo momento non riconoscerei neanche mia madre! Mi risveglio che è mattina. Apro gli occhi, mi guardo intorno: sono nella mia stanza, sul mio letto. Faccio per alzarmi ma un peso sul petto mi piene incollato: l’ho fatto di nuovo! * Chi cazzo è questa? * penso guardando la tipa mora coi capelli corti che dorme con la testa su di me. Chiudo nuovamente gli occhi. Il tempo si ferma. Il respiro regolare della moretta mi rilassa. Questa è la mia vita, questo sono io, perché ostinarsi a voler cambiare. Meglio smettere di pensarci su e prendere le cose per quel che sono… Si può fuggire da tutto…ma non da se stessi! |
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