The Boy
Un'anima avvelenata dalla merda di cui questo mondo ci sommerge. Quì metterò i miei Racconti, le mie Canzoni, i miei Pensieri.. tutto ciò, insomma, che la mia anima avvelenata mi detta.

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Racconti
Marek Lancaster capitolo I: Marek Lancaster

Il mio nome è Marek, Marek Lancaster; già Lancaster, proprio come quella musicista sparita qualche anno fa. Jenna Lancaster era mia madre, o forse dovrei dire "è" mia madre..... ma questo è un altro discorso.
Perchè il mio cognome è uguale a quello di mia madre? Perchè io ho scelto così, ma forse è meglio che parta dal principio.

La mia era la vita del classico individuo medio: una madre amorevole e con una spiccata vena artistica a cui però aveva rinunciato per la famiglia; Un padre forse troppo severo ma sempre giusto e dai sani principi; Ed io, un bambino dallo sguardo intelligente pieno di curiosità per tutto ciò che mi circondava: una famiglia come ce ne son tante direi.
Mio padre aveva una palestra in cui insegnava il Kempo, quello sport giapponese in cui si combatte con le spade di legno; anche se a detta di mio padre il Kempo era un'arte, uno stile di vita. Mah, io non l'ho mai capito questo suo fanatismo, questa sua fissazione per la spiritualità! In ogni caso è stato proprio lui ad insegnarmi l'etica, la morale ed il rispetto per la vita.
Hahaha! E' buffo che sia proprio io a parlare di "rispetto per la vita"...ma forse sto correndo troppo, non avrei dovuto scrivere questa frase! Meglio procedere con ordine.
Dicevo che mio padre gestiva la "Scuola di Kempo Boselli" mentre mia madre, abile musicista, se ne restava a casa a badare a me, anche se continuava ad esercitarsi col suo violino.
Era un'artista conosciuta, il suo talento era noto a molti, ma quando nacqui io decise di prendersi una pausa e di limitarsi a fare la mamma. La sua era una scelta ponderata e probabilmente presto avrebbe ripreso a suonare.
La nostra vita scorreva tranquilla, eravamo una famiglia felice; questo finchè non arrivò il giorno del mio ottavo compleanno.
Festa, torta, candeline, regali...tutto era magnifico e perfetto agli occhi innocenti di un bambino; Anche davanti alla litigata dei miei, durante la sera, tutto per me andava ancora in maniera perfetta.
Invece le cose stavano iniziando ad andar male e quello sarebbe stato, forse, l'inizio di tutto.
Mio padre iniziò ad insegnarmi il Kempo, diceva che otto anni era l'età perfetta per iniziare e nonostante le lamentele di mia madre non desistette mai dal suo proposito!
Io non ero minimamente interessato a quello che a me appariva come un gioco con i bastoni, ma il fatto di passare le giornate a giocare con mio padre per me era motivo più che sufficiente per restare in quella palestra.
Più i giorni passavano, più il mio "padre-maestro" diventava ossessionato e severo. Quello che per me era iniziato come un bel gioco si stava tramutando in un incubo! Spesso sentivo dire dagli altri adulti che mio padre stava impazzendo, che le sue ossessioni gli stavano facendo perdere il lume della ragione, ma io non capivo quei discorsi e continuavo a stare con lui senza mai lamentarmi.
In fondo anche se le giornate erano dure, la sera c'era mia madre; c'era il suo amore: con lei accanto avrei potuto affrontare il mondo intero! Già, la mia mente da bambino non se ne poteva accorgere, ma cominciavo a provare per mia madre un amore così profondo da potersi quasi definire "anormale": iniziava a rasentare il "morboso".
Per me lei era l'angelo in terra mentre mio padre l'uomo burbero che mi faceva fare cose che non mi piacevano...ma in fondo ero solo un bambino.

Nel giorno del mio undicesimo compleanno avvenne il fatto che diede una scossa negativa alla mia vita, quel giorno non lo potrò mai dimenticare!
I miei continuavano a litigare, tra loro c'era sempre più tensione ma io, bambino, non avrei mai pensato che sarebbero arrivati a tanto.
Io ero nella mia camera, a guardare e riguardare la mia piccola spada di legno. Quello era stato per anni l'oggetto dei miei incubi, delle continue pressioni di mio padre, eppure ne ero affascinato. Vedevo i film dei samurai, i cartoni animati alla Tv, e la mia fervida fantasia mi proiettava in mondi fantastici dove io ero il samurai errante armato di spada.
Ma il mio sognare ad occhi aperti venne interrotto dalle urla di mio padre; istintivamente mi avvicinai alla porta della mia camera e guardai fuori: i miei erano nel corridoio e stavano discutendo, questa volta però la cosa sembrava ben più animata.
Mia madre continuava a dire che non ne poteva più di quei comportamenti, che col suo modo di fare mio padre mi avrebbe rovinato la vita, ed alla fine se ne uscì con quella maledetta frase: ""....e poi ho ricevuto una proposta. Mi hanno sentita suonare e vogliono che vada a fare un provino! Posso entrare a far parte di una grande orchestra....ed io voglio accettare! Voglio tornare su un palcoscenico, voglio far si che i miei sogni tornino ad essere realtà come lo erano un tempo!!!"
Mio padre andò su tutte le furie, la accusò di voler trascurare la famiglia, di voler mancare ai suoi doveri di madre ed in un impeto di rabbia le diede uno schiaffo facendola cadere a terra. Ai miei occhi la scena apparve più grave di quello che in realtà era: mio padre infuriato, mia madre a terra dolorante... L'unica cosa che ricordo è che mi scagliai contro mio padre brandendo la mia piccola spada di legno e che questi mi assestò un calcione allo stomaco urlandomi contro che ero come mia madre: un buono a nulla! Quella sera, per la prima volta, odiai mio padre!

Dopo quell'episodio la nostra vita sembrò tornare alla normalità.
Un paio di mesi dopo andammo tutti a mangiare ad un ristorante cinese; era normale che lo facessimo, con la fissazione di mio padre per l'oriente e le sue tradizioni, ma quella volta fu speciale.
Quando entrammo in quel ristorante rimasi estasiato dalla quantità di colori che mi assalirono, le figure dei draghi, i disegni alle pareti, tutto sembrava così magico! E poi c'era lei, una magnifica Katana appesa ad una parete. Rimasi a fissarla incantato per tutto il tempo di attesa dal nostro ingresso fino a quando ci indicarono il tavolo in cui avremmo mangiato.
Quell'arma sembrava la stessa che brandivo nei miei sogni, la stessa che usavo per proteggere gli indifesi nei miei panni di cavaliere solitario. Anche i miei se ne accorsero e sorrisero, o meglio mia madre sorrise, mio padre restò serio come sempre e si limitò ad indicarmi il tavolo. La cena trascorse nella maniera più semplice, per non dire noiosa, ed alla fine andammo a casa, ma nella mia mente rimase l'immagine di quella spada.
Le giornate continuarono come sempre, io mi allenavo sotto gli occhi del mio burbero padre ed alla sera me ne stavo tra le braccia di mia madre, mi saziavo del suo amore e mi lasciavo cullare dalle sua mille attenzioni.
La storia del provino non venne più fuori per molto tempo; l'unico accenno lo ebbi una sera, quando mia madre entrò nella mia camera con un fagotto.
Si muoveva con circospezione ed una volta dentro chiuse la porta alle sue spalle; si mise seduta sul mio letto e aprendo il fagotto disse: "Se lo sapesse tuo padre mi ucciderebbe, lui non era daccordo, ma io ho letto nei tuoi occhi mentre la guardavi. Conservala e ricordati di me quando non ci sarò più..." quelle parole risultavano strane alle mie orecchie da bambino, ma quando i miei occhi videro la Katana lucente del ristorante cinese, nessun'altro pensiero si fece largo nella mia mente all'infuori del fatto che io amavo mia madre sempre di più!

Passò un altro anno, io continuavo ad apprendere l'arte del combattimento con la spada e trascorrevo sempre più tempo con mio padre, ma nonostante questo vidi il lento declino che subì mia madre. I loro litigi si facevano sempre più frequenti e violenti; le uniche cose che la tiravano su erano la musica ed io; ma mio padre, cinico più che mai, non solo mi tratteneva sempre più tempo in palestra con lui ma ruppe anche il violino di mia madre e la minacciò perchè non suonasse più. La mia dolce e bellissima mamma ora sembrava avere dieci anni in più e dava l'impressione di perdere non solo la voglia di vivere ma anche la ragione: per lei stare lì era diventato in tutto e per tutto una galera!
Pochi mesi dopo mia madre scomparve. Una notte mi svegliai di soprassalto e, come spinto da uno strano istinto corsi in camera dei miei: mio padre se la dormiva alla grossa ma di mia madre neanche l'ombra ed in più c'era la porta/finestra che dava sul balcone spalancata...
Il giorno dopo mio padre andò su tutte le furie e da quel giorno la mia vita diventò un inferno! Non avevo più l'unico amore della mia vita, l'unica cosa che mi dava la forza per sopportare i soprusi di mio padre: mia madre non era più al mio fianco!

Trascorsi cinque anni di completa apatia: andavo a scuola ed al ritorno subito ad allenarmi con mio padre. Per me il mondo era diventato piatto e privo di attrattiva. Da bambino solare che ero, la scomparsa di mia madre mi aveva trasformato in un individio estremamente introverso ed apatico, la vita stessa per me stava perdeno di significato. Poi un giorno rividi la sua foto su una rivista di musica. L'articolo parlava della grande violinista Jenna Lancaster, del suo ritorno sulle scene e del suo incredibile successo.
Sapevo che mia madre era molto brava ma quell'articolo sembrava una cosa fuori dal mondo! Dagli elogi del giornalista sembrava si avesse a che fare con un genio della musica come se ne vedono pochi! Forse mia madre si era esercitata con qualche abile maestro...ma a me non importava, l'unica cosa che mi interessava era che avevo trovato una traccia della sua presenza!
Era sparita all'improvviso, solo una lettera una settimana dopo la sua scomparsa in cui mi prometteva che sarebbe tornata e mi avrebbe portato con lei. Dopo quella mai più una lettera, una notizia, nulla. Per anni avevo creduto che fosse morta ed ora invece ecco che la vedo in una foto, più bella che mai: anzi sembrava quasi ringiovanita!
Corsi a perdifiato a casa e feci vedere l'articolo a mio padre: lui andò su tutte le furie e, dopo aver stracciato la rivista, mi disse che per lei quella donna era morta diversi anni prima, che ora per lui non esisteva più una Jenna Lancaster!

Una certezza si fece largo nella mia testa: odiavo mio padre con tutto me stesso, lo odiavo sempre di più! Ne scaturì una brutta litigata al termine della quale io scappai di casa.
Purtroppo passati pochi giorni mio padre mi ritrovò e mi ricondusse in quello che per me era l'inferno in terra. Dopo la lezione che mi diede non ebbi più neanche il desiderio di fuggire dinuovo...

Dopo quell'episodio iniziai a frequentare gente sbagliata, giravo continuamente da una festa all'altra, frequentavo Rave, concerti, festini, bar, locali notturni. Nel giro di pochi anni provai quasi ogni tipo di droga, bevevo, mi feci dei tatuaggi e qualche piercing ed ogni volta che tornavo a casa la storia era sempre la stessa: mio padre urlava e mi piacchiava.
Arrivai ai vent'anni che le percosse di mio padre non mi davano più neanche fastidio. Uscivo, mi "sballavo" e tornavo a casa pronto per subire l'ira di quell'orco. Avevo persino smesso di ribellarmi, accettavo le cose per quel che erano.
Fortunatamente poi incontrai lei: era a dir poco bellissima.
Si chiamava Kristal, aveva i capelli di un nero corvino e dei grandi occhi verdi.
Amava il genere Dark, vestiva di nero e portava sempre gli occhi e le labbra contornate del colore della notte; amava trasgredire, era anticonformista ed odiava la politica, ma il suo animo era puro come il cristallo! Era una ragazza dal carattere forte con una grande forza di volontà; aveva una dolcezza racchiusa in se che non attendeva altro che qualcuno che la tirasse fuori!
Mi fece uscire da quello spaventoso tunnel in cui mi ero infilato: smisi di assumere droghe, smisi di bere. La mia vita sembrò essere tornata lievemente alla normalità, solo una cosa era rimasta la stessa: l'odio profondo per mio padre.
Negli anni che seguirono trovai finalmente la mia vera passione: il contatto con la gente, il calore umano e la, seppur limitata, notorietà. Il mio animo era da sempre solare come quello di mia madre, solo che per anni le mie ali erano state tarpate dalla figura del mio burbero maestro di vita. Grazie all'intervento di Kristal ora il mio vero io stava tornando nuovamente fuori: stavo rinascendo piano piano!
Ora lavoravo, in poco tempo divenni un barman conosciuto; continuai ad andare nei locali di un tempo ma questa volta era per lavoro. Kristal era sempre al mio fianco, non mi lasciava mai un minuto: il mio angelo vestito di nero, sceso in terra per salvarmi!
Io l'amavo, come non è possibile amare nessuno; provavo per lei un sentimento così puro ed intenso che eguagliava, e forse superava, solo quello per mia madre.
Fu con lei che scoprii il mondo: viaggiammo molto, girammo gran parte dell'Europa, andammo anche in America in occasione di un grande concerto rock nella Death Valley. Solo il nome del posto mi mise addosso un'immensa eccitazione!
Ma con lei tutto era eccitante e nuovo, sentivo di amarla più della mia stessa vita.

Fu nell'anno del mio venticinquesimo compleanno che la mia vita prese una piega del tutto inaspettata. Oramai ero conosciuto in quasi tutti i locali della capitale, continuavo a frequentare Rave, feste ed a conoscere gente. Se ero in un locale o era per lavoro o perchè conoscevo un amico che mi faceva entrare; in pochi anni il mio giro d'amicizie crebbe in maniera considerevole!
Una sera di quel maledetto anno tornai a casa con Kristal. Eravamo stati ad una festa ed eravamo un pò alticci. Quando rientrai a casa vidi la luce accesa e due ombre dietro la finestra del salone che gesticolavano: una era l'inconfondibile sagoma di mio padre mentre l'altra non la riconoscevo, sembrava che stessero discutendo animatamente.
Quando entrai in casa e mi diressi verso il salone vidi che in effetti mio padre stava discutendo con una donna che, però, non vedevo in viso essendo girata di spalle. Ma fu quello che disse la misteriosa ospite che mi lasciò senza parole: "Lui è anche mio figlio ed ora ho deciso che verrà con me! Tu non hai il diritto di averlo accanto, sei sempre stato un male per lui!"
Quella donna parlava di figli e la sua voce mi era familiare, troppo familiare....
Dalla mia bocca uscì solo un leggero fiato: ".....Jenna...." ed a quella parola mia madre si voltò. Era ancora bella come un tempo, anzi forse lo era anche di più! Sembrava che il tempo non fosse mai passato per lei. La sua pelle sembrava avere una lucentezza propria, i suoi capelli castani erano più luminosi e fluenti che mai. La donna di quasi cinquant'anni che avrei dovuto avere difronte...sembrava non dimostrarne più di trentacinque!
Kristal, accanto a me, ci guardava senza proferir parola; continuava a spostare lo sguardo da quella donna a me. In effetti ci somigliavamo parecchio, ma più che mia madre sarebbe potuta essere la mia sorella maggiore!
La mia mente, già resa poco lucida dall'alcool, stava per vacillare ancora più: mia madre era davanti a me, tale e quale a come l'avevo lasciata io circa tredici anni prima! Ero confuso, la mia testa era invasa da mille pensieri e proprio per questo non mi accorsi che mio padre si stava facendo venire un altro dei suoi soliti attacchi di rabbia. Si scagliò su di me e mi strattonò urlando: "Lui resterà con me! Non me lo porterai via!" stava vaneggiando ed il suo sguardo era un misto di odio e di disperazione. Mia madre non si scompose e fece solo qualche lieve passo nella nostra direzione. Kristal era ancora attaccata al mio braccio sinistro mentre mio padre mi tirava per quello destro. Non riuscivo a formulare un solo pensiero, troppe cose stavano accadendo in maniera così vorticosa e non riuscivo più a capire cosa accadesse intorno a me. Quello che mi riportò alla realtà furono le grida di mio padre, preso ormai da una furia irrefrenabile. Questa volta però urlava contro Kristal: le intimidava di lasciare il mio braccio, l'accusava di avermi portatato via da quella casa: mio padre oramai era completamente impazzito! Purtroppo mia madre non sembrava da meno: se ne stava immobile con uno strano ghigno sulle labbra e ci fissava. Iniziò a quardare mio padre negli occhi: lui cominciò a tremare e dall'espressione che aveva sembrava stesse vedendo un fantasma! Sudava copiosamente e diceva cose senza senso...stava ormai vaneggiando!
All'improvviso diede una forte spinta a Kristal per farle lasciare il mio braccio; lei barcollò e, complice l'alcool, fece per cadere. Cercò invano un appiglio per non finire rovinosamente a terra ma non lo trovò: cadde all'indietro e finì giù per le scale che portavano al piano di sotto. Io la vidi in fondo alla rampa esanime, non si muoveva ed una grossa chiazza di sangue stava ingrandendosi sotto la sua testa.
Cosa accadde dopo non lo ricordo bene: la vista mi si annebbiò, venni invaso da una furia forse dettata da tutti quegli anni di soprusi. La mia mente si svuotò e quando riacquistai la ragione mi ritrovai in piedi nel salone, mio padre morto a terra con un grosso taglio che gli percorreva in diagonale il petto. Io ero sporco di sangue, del suo sangue...e la mia Katana, che ora stringevo in pugno, ne era insozzata fino all'elsa. Io avevo ucciso mio padre? Ma come era successo? Questi pensieri lasciarono però il posto ad un altro: la mia Kristal come stava?
Lasciai cadere la Katana a terra e mi precipitai giù per le scale: Kristal era ancora lì ed era morta! Nella caduta si era fracassata il cranio ed ora giaceva priva di vita tra le mie braccia. Perchè era successo tutto questo? Perchè per l'ennesima volta avevo perduto l'unica mia ragione di vita? L'unica cosa che mi dava la forza di andare avanti?
Neanche ripensai al fatto che poco prima avevo rivisto mia madre, non ripensai a cercarla, l'unica cosa che pensai era che non sarei riuscito ad andare avanti da solo. C'era solo una soluzione: raggiungere il mio dolce angelo oscuro.
Tornai in salone, mi misi seduto accanto al corpo di mio padre. Avevo perduto il mio amore, avevo ucciso mio padre. Forse quella di mia madre era stata solo una visione, probabilmente dettata dalla mia follia crescente. Si, forse ero diventato pazzo come il mio genitore e poi l'alcool aveva avuto sicuramente un ruolo fondamentale in tutta quella follia.
Rimasi per più di due ore a contemplare il corpo privo di vita di mio padre; nella stanza c'era un fortissimo odore di sangue. Io stesso emanavo quell'odore così acre! Stavo impazzendo? O forse ero già impazzito da tempo? Sentivo che la ragione stava per abbandonarmi, presi la Katana e me la puntai al petto. Presto avrei raggiunto la mia Kristal e forse avrei anche rivisto mio padre. La lama trapassò in un momento il mio corpo, il freddo del metallo fece contrasto col calore del mio sangue. Iniziai a sentire freddo, sempre più freddo. La vita mi stava abbandonando e sicuramente era meglio così.
Sentii una voce dietro di me, una voce di donna che diceva: "Stupido figlio mio. Cosa hai mai fatto? Sprecare così la tua vita...ma ora la tua mamma metterà a posto le cose..."
Non ricordo granchè di quello che successe dopo, un leggero dolore al collo, la vista che si annebbiava sempre più, rividi il mio passato, rividi Kristal, rividi mio padre e mia madre. Rividi quel ristorante cinese, quella splendida Katana. Rividi tutte le città che avevo visitato col mio unico amore, i concerti, la gente conosciuta.
Vidi anche molte cose che non mi appartenevano, città lontane che non avevo mai visto, un grande palcoscenico, la gente che applaudiva. Sentii una dolce musica, un violino che suonava; ma forse quando si muore si vede tutto questo. Forse quando si muore si scoprono le realtà ed i segreti del mondo. O forse semplicemente si hanno un ammasso di immagini senza senso! Fatto sta che finalmente quella mia assurda vita stava finendo. Da bambino volevo diventare un cavaliere solitario che difendeva le belle fanciulle, chissà che una volta raggiunto il mondo dei cieli i nostri sogni non diventino realtà...

All'improvviso aprii gli occhi!
Ero vivo??? Ma com'era possibile? Mi poggiai una mano sul petto: nessuna ferita, nessuna cicatrice, e poi, all'inizio non me ne ero reso conto ma...non sentivo neanche il battito del mio cuore!
Saltai in piedi! Che cos'era successo? Forse ero morto ed ero andato all'inferno, forse ero stato punito per tutti i miei errori, eppure tutto quello sembrava così reale!
Cercai di tornare un attimo in me: dove mi trovavo? Conoscevo quel posto? Mi guardai intorno, era completamente buio, ma quel luogo emanava un odore familiare. Fuori era notte? Ero certo di trovarmi in una stanza, non sapevo il perchè ma avevo quella sensazione...
Cercai un interruttore e lo trovai, quindi accesi la luce: ero nella mia stanza ed il buio era dato dalle persiane perfettamente chiuse!
Ma com'ero finito lì? Forse era stato tutto un sogno!?!
Certo, doveva essere così: io che uccido mio padre, la mia Kristal che muore, mia madre che ritorna e che è giovane come un tempo! Si, doveva trattarsi di un assurdo sogno.
Mi guardai bene intorno: sul mio letto c'era la mia Katana e sotto una lettera. Strano, non mi ricordavo di aver scritto lettere.
La aprii e vidi che la scrittura era quella di mia madre...

"Marek amor mio, purtroppo non potrò stare lì accanto a te quando ti risveglierai. Non avrei voluto abbracciarti prima di averti spiegato cosa questo comportava. Io ti volevo con me, per l'eternità, ma tu stupidamente hai tentato di porre fine alla tua vita! Per un soffio son riuscita a salvarti, ma purtroppo ora dovrai cavartela da solo. Io son dovuta partire di nuovo, non potevo portarmi dietro un infante. Mi avevano concesso di vederti e di spiegarti tutto, poi un giorno sarei tornata e se tu lo avessi voluto saresti potuto venire con me. Sò che quello che sto scrivendo potrà sembrarti assurdo, ma per quanto difficile possa essere è la verità: ora sei un Vampiro e son stata io a crearti! Logicamente anch'io lo sono ma come e quando lo sono diventata non posso spiegartelo, sarebbe troppo lungo. Mi dispiace solo che ora tu debba affrontare tutto questo da solo, ma sei sempre stato un ragazzo sveglio ed intelligente, son sicura che sopravviverai e che un giorno ci ritroveremo. Ti prego non me ne volere, non era mia intenzione farti questo, ma non potevo permettere che mio figlio, il mio unico vero amore, morisse. Ti prego figlio mio, sopravvivi alle avversità; non scoraggiarti e ti prometto che un giorno ci incontreremo di nuovo. Ora però devo farti delle raccomandazioni, lascia subito Roma.
Recati a Perugia, lì trovarai altri come noi; altri del Clan dei Malkavian, il TUO Clan e son sicura anche gente pronta ad accoglierti. Cerca il principe di Perugia, lui saprà cosa fare. Purtroppo non posso dilungarmi oltre, il giorno è vicino. Se tutto andrà bene tu ti risveglierai domani quando calerà il sole; sentirai una gran fame, ma non preoccuparti, la tua mamma ha provveduto anche a quello: vai in soffitta, il tuo pasto è pronto! Ricorda: non devi aver timore, nè paura di usare i tuoi poteri. Ora sei un essere superiore, gli uomini non son altro che cibo per te! Per quanto riguarda tua padre non rammaricarti, meritava quella fine.
Ora devo lasciarti, un saluto sincero

Tua Jenna


P.s. Ricorda una cosa fondamentale: il sole ed il fuoco son le uniche cose che possono ucciderti! Stai attento a non esporti mai ai raggi del sole! "

Lessi la lettera tutta d'un fiato: mia madre era forse impazzita? O forse ero io quello ad essere impazzito! Forse era lo stupido scherzo di qualcuno. Certo, dovevo esser crollato appena arrivato a casa a causa della sbronza e Kristal doveva aver pensato di farmi uno scherzo!

Stringevo ancora la lettera tra le mani quando mi avviai verso il salone, ma appena entrai trasaii! Mio padre giaceva a terra col corpo trapassato, la stanza era piena di sangue...
Quindi non era stato un sogno, era tutto reale! Ma se l'omicidio era reale allora lo era anche il mio suicidio...ed era reale anche il fatto che io fossi un vampiro ora?
Non potevo crederci, non riuscivo a crederci! Quella era roba da film, roba da romanzi gothici, non poteva essere la realtà!

Mentre ero assorto dai miei vaneggiamenti un lieve rumore mi riportò alla realtà: un leggero scricchiolio provenì dalla soffitta!
Ripensai alle parole di mia madre: ora avevo paura di ciò che avrei potuto trovare in soffitta.
Cosa voleva dire che il mio pasto era pronto?
Arrancai senza troppa convinzione verso il corridoio, tirai la cordicella che faceva scendere la piccola scala e mi apprestai a salire. La soffitta era una piccola stanza piena di cianfrusaglie, non c'era nulla di interessante nè tantomeno una tavola imbandita! Ora però cominciavo a sentire davvero i morsi della fame, un desiderio irrefrenabile di saziarmi. Decisi che era il caso di scendere in cucina e prepararmi qualcosa, ma all'improvviso la mia mente fu invasa da un turbinio di pensieri. Erano pensieri disperati, pensieri pieni di paura e rassegnazione...MA NON ERANO MIEI PENSIERI!!!
Mi rimisi ad osservare la soffitta ed in un angolo vidi un'ombra; aguzzai la vista e mi avvicinai: una ragazza era distesa a terra, legata come un salame e con un bavaglio in bocca.
La liberai subito e le chiesi che cosa facesse lì e cos'era successo.
Lei mi disse che una donna l'aveva rapita e tramortita e si era trovata legata lì; mi raccontò che quella pazza continuava a ripetere che doveva pensare a saziare suo figlio che presto si sarebbe svegliato. Quelle parole mi fecero rabbrividire...
Dopo aver parlato pochi minuti scesi con lei in casa, il mio desiderio di nutrirmi aumentava! Non riuscivo a capire, non mi veniva in mente nessuna pietanza che mi avrebbe potuto saziare, anzi al solo pensiero di un piatto fumante di pasta...avevo il voltastomaco!
Quando scendemmo sentii la ragazza urlare: stava osservando il corpo di mio padre a terra. Fece per scappare ma una volta raggiunte le scale vide il corpo della mia Kristal ai piedi di esse. Iniziò a gridare ancora più forte, a dire che avrebbe chiamato la polizia, che qualcuno doveva aiutarla perchè quella era una casa di pazzi!!!

Non ci misi molto a formulare un pensiero: non credevo al fatto di essere diventato un vampiro, ma una cosa era sicura: avevo ucciso mio padre e se qualcun'altro fosse accorso, tanto peggio la polizia, mi avrebbero come minimo messo in galera e dato l'ergastolo!
La ragazza continuava ad urlare: dovevo farla tacere! Mi avventai su di lei e le misi una mano sulla bocca; ora le ero sopra e lei non poteva muoversi.
Il silenzio era tornato nella casa, vedevo il petto della ragazza alzarsi e riabbassarsi al ritmo del suo respiro; il suo fragile corpo sotto di me mi provocava una strana eccitazione.
Vedevo la vena del suo collo gonfiarsi, la sua fronte matida di sudore; sentivo il suo odore: l'odore del suo sangue. Il mio viso era a pochi centimetri dal suo, i nostri occhi inchiodati l'un l'altro; ora sembrava essersi un pò calmata, ma ero io quello che non era più calmo!
Sentivo crescere dentro di me uno strano desiderio, sentivo di volere quella ragazza. Ma non nel modo in cui l'avrei potuta desiderare il giorno prima. Non so cosa mi fosse successo, ma ora era come se sentissi chiaramente i suoi pensieri. Era spaventata ma allo stesso tempo fremeva al contatto del mio corpo sul suo; sentivo la sua pella calda, mi sembrava di vedere i contorni perfetti del suo corpo sotto i vestiti. Sentivo un istinto irrefrenabile, mi ritrovai senza sapere come nè perchè a pochi centimetri dal suo collo. Il suo odore era inebriante, il suo corpo esageratamente invitante.
Sentii i miei sensi venir meno, l'eccitazione crescere, mi sentivo trascinare in un turbinio di emozioni, in un pieno di sensazioni diverse...
All'improvviso riaprii gli occhi ed a quella vista mi allontanai di scatto da quel corpo!
Stavo bevendo dal suo collo, stavo nutrendomi del suo sangue...delle sue emozioni!
Sentivo ancora la sua voce nella mia testa! Sembrava che ora facesse parte di me! Mi accusava, mi giudicava: sembrava fosse entrata fisicamente nella mia testa! Stavo impazzendo, ne ero ormai certo!
Rimasi a fissarla per un pò, e solo allora mi accorsi di una cosa agghiacciante: era viva!!!
Il terrore si impadronì di me! Avevo ucciso mio padre...non potevo togliere un'altra vita umana!
Corsi al telefono e chiamai un'ambulanza, dissi che una ragazza era ferita ed in fin di vita! Diedi loro l'indirizzo di casa mia ma non dissi chi li aveva chiamati, quindi senza pensarci due volte riagganciai!
Calcolai il tempo che sarebbe trascorso all'arrivo dei soccorsi; tornai nella mia camera, presi con me la Katana e la lettera di mia madre. Neanche mi cambiai, non feci nient'altro!
Corsi fuori con le parole di mia madre in testa: "Scappa da Roma, vai a Perugia, cerca il tuo Clan, cerca i Malkavian, cerca il principe!"

Quando smisi di correre ero distante diversi chilometri da casa mia; ora ero solo nella notte.
Ero ancora vestito come la sera prima, quando ero andato a quel rave: Pantaloni scuri, maglietta nera e camicia nera ricamata in rosso; scarponi neri e lungo giaccone di pelle.
Nascosi la Katana sotto il giaccone, lo chiusi, alzai il colletto e mi misi in cammino. Come sarei arrivato a Perugia? Visto che mi ora mi trovavo a fiancheggiare una strada pensai di fare l'autostop: in fondo era il modo forse più sicuro. Non mi avrebbe visto nessuno sotto la luce, avrei incontrato solo colui o colei che mi avesse dato un passaggio.
Un autostoppista silenzioso è una cosa normale di questi tempi e poi avevo appena mangiato, ora probabilmente avevo un aspetto decentemente umano...

In poche ore sarei giunto a Perugia e non sapevo ancora cosa mi attendesse lì.....





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