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The Boy
Un'anima avvelenata dalla merda di cui questo mondo ci sommerge. Quì metterò i miei Racconti, le mie Canzoni, i miei Pensieri.. tutto ciò, insomma, che la mia anima avvelenata mi detta.
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Racconti
Psyke: capitolo I
Anno 2300 I ricchi, vivono chiusi nel loro mondo. I poveri si ammassano in quartieri senza regole ne legge, dove si rischia di contrarre malattie per cui oggi non esiste cura. Per andare da una citta' all' altra, si devono superare deserti di neve e ghiaccio, e nessuno crede che l' umanita' possa sopravvivere. Sembra arrivata la fine dei tempi. In una vecchia locanda, piena di gentaglia, un monitor acceso fa da sottofondo all' intero vociare. Quel monitor è li da quando fu costruita la locanda. Non è mai stato spento. Gaia non lo permette. Manda di continuo immagini e suoni sconnessi. Pezzi di vecchissimi film, notiziari a caso. Poi un giorno, le immagini nel monitor iniziarono a dissolversi per poi ricomporsi nel profilo della terra con i continenti prima del caos climatico. E si sentì una voce di donna: "Il cuore di Volent. I membri della setta adoratori della meteora e loro custodi, fondarono la citta' di Du-en, nel mezzo del Sahara. Nel corso degli anni, scossa da guerre civili, Du-en fu distrutta e abbandonata. Se un essere umano cercasse di mettersi in contatto fisicamente con la meteora, questo lo riempirebbe di tutta l' energia di cui è carico. Energia che dara' la possibilita' di impadronirsi di tutto cio' che lo circonda. Avete ascoltato una comunicazione di Gaia. Grazie per l' attenzione. Ancora queste assurde trasmissioni. Ancora il solito ammasso di idiozie sparate da quel maledetto schermo. Se esistesse davvero una città simile la gente non se ne starebbe quì a morire a causa di quel maledetto satellite. Sarà il solito sproloquio di Gaia? L'ennesimo specchietto per le allodole lanciato da quel dannato computer? Il satellite. Gaia. E' stato proprio quello l'inizio dei miei problemi, di TUTTI i miei problemi. Il mio nome è Murdock, Jack Murdock...ma qualcuno mi conosce col nome di "Psyke". Dico qualcuno perchè oramai in pochi si ricordano ancora di me...e pensare che fino a 20 anni fa ero un famoso Rocker. Ero una persona come tante, amavo la musica ed avevo formato una band con la quale mi esibivo nei locali della city. Ma a differenza di molti altri io avevo delle ambizioni! In breve tempo diventammo piuttosto famosi, riuscendo a sfondare nella musica in un mondo ormai alla deriva. Ma come oramai ho capito più arrivi in alto e più forte sarà il botto che farai cadendo. Avevo 20 anni e mi facevo chiamare Psyke dicendo di avere poteri mentali, ostentandoli per fare alla band la publicità che necessitava per essere fuori dagli schemi; poteri in realtà alquanto superflui: mia madre era una sorta di medium e forse qualcosa dei suoi geni era rimasto nei miei. Non che sapessi fare molto in realtà, ma in fondo quel "senso empatico" che avevo scoperto di avere mi permetteva di leggere le emozioni della gente. Certo, ci riuscivo solo nel 90% dei casi...ma quel 10% mancante non si era mai manifestato nei momenti davvero importanti. Riuscii a capire cosa voleva la mia band, riuscii a capire cosa volesse il publico, riuscii a capire cosa desiderassero i miei fans...riuscii insomma a ritagliarmi una discreta fetta di successo giocando sui miei presunti poteri. Soldi, donne, alcool, droga. Niente ci mancava in quegli anni...ma poi Gaia decise di impazzire del tutto! Quella sera ci stavamo esibendo al KB ed il concerto sembrava andare alla grande, ma poi quel boato interruppe tutto. Gaia aveva deciso che noi eravamo il nemico, aveva deciso che il genere umano era un pericolo per lei...ed aveva lanciato un attacco nucleare praticamente a tutto il mondo. Il boato fu più forte persino della chitarra gracchiante di Key. Le 2 esplosioni che seguirono superarono di intensità persino i poderosi colpi che Tug dava alla sua batteria. L'onda d'urto che scoperchiò il KB azzittì persino la mia voce amplificata dall'enorme cassa. Mi svegliai ore dopo. Ero nel deserto a diverse centinaia di metri dal locale. Della città non era rimasto praticamente nulla: case distrutte, muri crollati, uomini e donne dilaniati dall'esplosione. Vagai per ore attraverso le macerie, guardando uno per uno centinaia di ammassi carnosi nella speranza di scorgere in loro le fattezze di almeno uno dei miei amici. Mi diressi verso il luogo dove poche ore prima sorgeva il KB; continuavo a sentire nella mia testa una sorta di lamento, qualcuno stava soffrendo, era disperato. Sotto una grossa lastra di metallo c'era Tug. L'omone nero che per me era sempre stato invincibile, ora si trovava a pochi metri da me, rantolando ed invocando aiuto. Lo raggiunsi e tentai di spostare quella dannata lastra ma per una sola persona era impossibile. Tug mi afferrò per i pantaloni e mi disse di lasciar perdere, che non ce l'avrebbe fatta comunque, che per lui era ormai la fine. Io continuavo a spingere e tirare, davo colpi a quella dannata lastra, non volevo arrendermi. Ma poi Tug mi strattonò ed indicandomi un punto poco lontano mi fece: "Lascia stare, guarda lì..." Mi diressi nella direzione indicatami da lui e ciò che vidi mi fece raggelare il sangue nelle vene: il busto del mio amico, dalla cintola in giù, si trovava contro una colonna, con i pezzi della batteria poco distanti. Mi voltai e vidi per l'ultima volta il sorriso di quello che era stato il più grande batterista che avessi mai conosciuto. Continuai a vagare per la città senza una meta, finchè sfinito non caddi a terra. Mi risvegliai che era giorno da un pezzo. Avevo dolori ovunque, ma non potevo restare lì. Tentai di raggiungere una città, sperai che da qualche parte ci fossero dei sopravvissuti. Durante la notte nel deserto la temperatura era insopportabile; vagai in lunghe distese di ghiaccio per non so quanto tempo. Iniziai a rassegnarmi, non c'era neanche l'ombra di una città ed io non riuscivo più a reggere oltre. Mi mancarono le forze, caddi disteso a terra, l'ultima cosa che vidi fu qualcosa di candido avvicinarsi ed un grande boato in lontananza. Rimasi in coma per 4 mesi. Mi risvegliai in una camera d'ospedale con indosso solamente i boxer. Potevo sentire il tessuto a contatto con la mia pelle. Accanto a me una ragazza stava attaccando la mia flebo ad una macchina: ero stato tenuto in vita da un apparecchio biomeccanico di cui a malappena conoscevo l'esistenza. "Dottore corra, il paziente si è svegliato!" sentii urlare l'infermiera. In realtà i suoni che sentivo erano ovattati, ancora rintontito dal periodo passato in coma. L'uomo che entrò nella mia stanza aveva lo sguardo sereno, iniziò a controllare i macchinari a cui ero attaccato e quindi mi chiese come mi sentissi. "Bene direi, ma dove mi trovo? Cos'è successo?" ma proprio mentre pronunciavo quella frase mi tornò in mente l'accaduto. Tentai di tirarmi su ma non riuscii a fare forza sulle gambe...probabilmente ero ancora troppo debole. "Che diavolo mi è successo? Fatemi alzare, devo uscire di quì!" continuai a sbraitare. L'infermiera assunse un'aria triste ed il dottore mi guardò con compassione. "Non puoi andartene, non ancora. Devi prima aspettare che arrivino quelle nuove ed abituarti all'intervento...sempre se vorrai e potrai farlo. E' molto costoso ma è l'unica soluzione..." Non capivo di cosa stesse parlando, mi misi seduto puntellandomi con i gomiti...e fu a quel punto che capii i discorsi del dottore. Il lenzuolo a metà letto non copriva il mio corpo, era steso sul letto come se non ci fosse nessuno. Lo scostai con furia e ciò che vidi mi paralizzò: le mie gambe. Non avevo più le mie gambe! "Ci dispiace. Sei rimasto al gelo per troppo tempo e quella tempesta di neve ti aveva sommerso più di metà. Le tue gambe son andate in ipotermia e se non fosse passata quella carovana a quest'ora saresti morto." furono le uniche cose che mi disse il dottore. Morto. Secondo loro senza entrambe le gambe ero forse vivo? Non avevo neanche le ginocchia, ma al posto delle gambe c'erano due moncherini di poco più di un palmo. Era quello il mio futuro? Sarei rimasto un invalido, un paralitico senza possibilità di avere una parvenza di vita normale? Passai un paio d'anni in cui la mia mente vacillò più volte. Caddi più volte in depressione e venni sottoposto a varie cure con psicofarmaci e strane sostanze che mi venivano di volta in volta somministrate. Sentii la mia mente cambiare, mi dissero che ero stato in mezzo ad una tempesta radioattiva che aveva abbassato la temperatura ad un livello inumano. Mi fecero test su test, mi studiarono come fossi una cavia da laboratorio. Temevano che le radiazioni avessero apportato qualche danno al mio fisico. Si preoccupavano delle radiazioni...ed io non avevo più entrambe le gambe! Passai in quel dannato ospedale diversi anni, durante i quali riuscii ad ottenere degli innesti biomeccanici per camminare. Sono passati 20 anni da quel giorno. L'ospedale non esiste più, tutti i medici che lavoravano lì son morti e con essi è morto anche Jack Murdock. Con i soldi guadagnati negli anni del mio successo ho pagato l'intervento che mi ha donato le mie due nuove protesi biomeccaniche. Ho sperperato ogni mia risorsa economica per pagarmi quell'intervento e se non fosse stato per l'incontro con quel Cyber dottore di nome Ido a quest'ora sarei all'altro mondo. Son diventato un cacciatore di taglie, in questo clima di violenza e degrado i criminali son l'unica cosa che non manca mai. Le protesi mi danno una velocità fuori dal normale e questo mi aiuta molto nel mio, chiamiamolo, lavoro. Le radiazioni di quella notte hanno veramente minato il mio corpo: ho scoperto di avere davvero dei poteri mentali. Posso leggere nei pensieri ed usare la Psicometria ed il mio corpo invecchia molto lentamente. Son passati 20 anni ma per me è come se ne fossero passati 5 o 6. Quel dannato incidente mi ha lasciato anche dei bei ricordini: son diventato dipendente dallo Stim. Se non assumo quella dannata droga ogni giorno inizio a perdere il controllo della mia mente e son vittima di tremende allucinazioni. Tutt'ora non capisco se siano ricordi passati o solo il frutto della mia mente malata. Ero un Rocker...ora son solo un reietto della società. Vago senza meta e senza scopo da anni oramai, non sò quale sarà il mio destino ma non mi rimane che continuare a vagare nella speranza di trovare un rimedio a tutto questo. Gaia. Non c'è cosa che odi più al mondo. Un giorno troverò il modo di vendicarmi per quello che mi ha fatto, troverò il modo per tornare ad essere normale, troverò il modo per riappropriarmi della mia vita. Le uniche cose che continuano a tenermi in vita sono il mio odio per Gaia e la mia psicometria. Grazia ad essa ho potuto trovare Reiki, la mia unica vera arma. Non sò nulla di spade nè di alcun tipo di arma, ma grazie alla psicometria riesco a leggere il passato di ogni oggetto che tocco e ad usarlo come il suo possessore faceva un tempo. Non sò a chi appartenesse questa katana, sò solo che grazie ad essa riesco a far cose incredibili, la mia caccia continuerà ancora a lungo...finchè Gaia non sarà distrutta! Il cuore di Volent. Esisterà davvero? Scolo l'ultimo sorso della mia sinto-birra e lascio dei Chip ($$) sul bancone del bar. E' arrivato il momento di lasciare questo buco di città e di rimettermi in viaggio...sento già il bisogno di Stim farsi impellente... |
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