Vampire's Story


Il suo fiato puzzelente mi arriva dritto in faccia. La paura che leggo nei suoi occhi è indescrivibile. E mi piace.
Il battito del cuore ha un ritmo così isterico che mi violenta i timpani. Affondo la testa vicino al suo collo. I vestiti sono pregni dell'odore di fritto e carne cotta. Mentre il profumo del sangue è sempre più vicino tra sudore e morte.
Spalanco la bocca e chiudo gli occhi.
Ogni suono, ogni rumore si zittisce. La città scompare e con essa tutto ciò che la circonda.
Il sangue sgorga prepotente tra le mie labbra. Lacerare quella carne è un'emozione forte ed eccitante.
Come linfa vitale scende veloce e denso quel liquido dentro il mio corpo. Stringo i pugni, mentre scene di una vita che non mi appartiene attraversano la mia mente, e il grembiule bianco inizia a tingersi di rosso. Uno spettacolo per i miei occhi. Per i miei sensi.
L'uomo si sta spegnendo. Rapidamente si consuma mentre io continuo a sorseggiare dal suo collo.
Non emette alcun suono. Sento solo il respiro affievolirsi. E i rumori tornare prepotenti a martellarmi le tempie.
Lascio la presa e l'uomo cade rovinosamente a terra. Il tonfo del suo corpo, grasso e tozzo non mi distrae minimamente. Sollevo lo sguardo al cielo godendomi quel sapore dolciastro in bocca. Sulle labbra.
Il buio della notte accentua quell'espressione di paura sul suo viso.
Paura. Io, la sua paura.
E le mie labbra si contorcono in una smorfia di piacere, mentre la sua ombra è immobile contro il muro di pietra.
Solo una preda. Solo un'uomo. Solo un'altra vita che ho spezzato, tra scatoloni e sporcizia. In un vicolo buio. Sotto la pioggia che torna a cadere insistente.
Frugo nelle sue tasche. Svuoto il portafogli e mi prendo qualsiasi cosa di valore abbia addosso.
I miei passi sull'asfalto bagnato risuonano per il vicolo scuro. Sollevo il colletto della lunga giacca di pelle nera. L'acqua lava via sangue e colpe.
Rientro dall'uscita posteriore del locale. Passo tra i tavolo occupati sorridendo. Scusate, ma per stasera le cucine sono chiuse.
La notte è ancora lunga, e dopo il piacere, ora il dovere.
Controllo l'orario sul cellulare. Sono in perfetto orario. Me la prendo comoda passeggiando per le strade della città. Ho appena mangiato, e il mio colorito non è più troppo pallido. Quella sensazione di vuoto si è colmata. Per ora.
Il Transilvania è pieno anche stasera. Tra le luci basse e musica mi confondo nel locale. Gente sudata, ubriaca che balla sui tavoli a forma di bara. Solo un locale che cerca di fare soldi sfruttando le tendenze gothic dark del momento. E io mi diverto sempre a guardare come si veste la gente con l'intenzione di assomigliare a un vampiro.
Veloci arrivano i ricordi di quando anche io, parecchi anni prima, venivo in questo locale ad ubriacarmi fino all'alba. Volevo solo divertirmi, lasciare alle spalle la noia e gli scazzi da adolescente. Volevo solo sballarmi per non pensare a quanto patetica fosse la mia vita.
Rivedo i volti dei miei amici. Nella testa rimbombano le nostre risate. E i loro visi sono ancora nitidi. Non li ho dimenticati. Niente ho dimenticato da allora.

Arrivo all'Hotel. Entro sgocciolando sulla moquette rossa. Il ragazzo alla reception mi guarda. Aspetta che mi avvicini. Il bancone di legno ci divide mentre sto a fissarlo negli occhi.
- Prego, l'ascenzore è da quella parte.
Infilo una mano nella tasca e prendo la chiave. E' ancora sporca di sangue. Stanza numero 36.
Le porte dell'ascenzore si aprono. Sono al terzo piano. Ancora moquette da calpestare tra deboli luci che rischiarano il coridoio. Difronte alla porta col numero 6 mi fermo. Sento qualcosa. I miei sensi sono all'erta. Sorrido.
Entro e subito gli odori sono più forti e distinguibili. Lenzuola pulite, vestiti appena lavati e piombo. Di nuovo quel tamburellare nelle orecchie. E un click.
Si accende una luce. Quella presenza prende forma ai miei occhi. E' seduta su una poltrona con una pistola puntata. Sul tavolo, al centro della stanza, la valigetta nera. Chiusa.
- E tu chi sei?
L'uomo è sorpreso anche se lo nasconde. Cerca di mantenere quell'espressione seria e tranquilla. Ma non può controllare i battiti del suo cuore. Il ritmo del respiro.
In giacca grigia e pantaloni ben stirati fa la sua figura. Quella dell'uomo armato e pericoloso, ma come si suol dire, l'abito non fa il monaco.
Mi fingo impressionata per mezzo secondo. Giusto il tempo di fissare i suoi occhi nei miei. Un battito di ciglia, e senza rendersene conto si trova la sua pistola che preme contro la sua fronte. Inevitabile ascoltare la paura crescere.
- Le domande le faccio io.
L'uomo è come paralizzato, ma non sono io a impedirgli di reagire. E sorrido pensando a quanto basta poco per rendere innocuo un essere umano. La sua stessa paura lo sta portando alla morte.
Vado verso la valigetta. Forso la serratura e guardo il contenuto. Ancora soldi.
Esco dalla stanza lasciando l'uomo dov'era. Seduto in poltrona. Un buco in fronte.
Fuori dall'Hotel, insegne luminose e qualche macchina per strada. Meglio avviarsi verso casa, l'alba sta arrivando. Non posso vedrla, ma la sento.
Tolgo la giacca bagnata. L'odore di chiuso e di muffa non mi fa più effetto.
Nascondo la valigetta nel baulle tra vestiti e costumi.
Richiudo il coperchio della bara. Incrocio le braccia. Resto ad occhi aperti. Buio. Ho ancora addosso l'odere del sangue.
Un killer. Ecco cosa sono, e non posso evitarlo. Come un'animale cerco di sopravvivere in questo mondo. Questa è la mia natura, e non importa se le vittime sono colpevoli o innocenti. Non sta a me giudicare, ma è divertente sostituirsi al destino. Inizio a provarci gusto. Non voglio rinnegare ciò che sono, qualsiasi cosa io sia. Un demone. Un non morto. Un vampiro.



continua..