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Tamagotchi Killer Capitolo V TALKING LOUD TO EVERYONE, TELL ME WHO I AM La radio sveglia lampeggia le 11:47. Resto ancora a letto. Respingo il bisogno di una sigaretta tra le labbra. Almeno per ora. Verdena come isolante dalla realtà. Volume al limite di sopportazione. 'Fanculo ai vicini se busseranno. Arrivo in cucina. Scalza. Caffé e sigaretta. Infilo una maglia lercia. Il primo paio di jeans che trovo. Prendo l' autobus al volo. Siedo in fondo. Con lo sguardo perso. La fronte appoggiata al finestrino. Gelido. E mi stringo nel giubbetto di pelle. Il cellulare che squilla. Sperso nelle tasche dei miei jeans logori. Sara. - Cazzo dov' eri finita? E' tanto che non ti fai sentire. - Lo so. Perdonami. Non avevo più credito. - Ma ora dove sei? - In Spagna ho conosciuto certi di Firenze, pensavo di stare un pò da loro, a te non dispiace se non torno subito a Torino, vero?! Bang. Sparatemi. Dritto al cuore. Come cazzo puoi pensare una cosa simile. Mi sento persa. Sola e abbandonata. Vorrei che tornassi subito da me. Sono gelosa dei tuoi nuovi amici. Lascio i vestiti lerci in giro. Entro nella vasca da bagno ancora vuota. Aspetto che si riempie fumando Marlboro. Rosse. Lasciando la mente libera. Vuota. Sospiro. Mi immergo nell' acqua bollente fino ai capelli. Perchè non torni da me? Gioco con una vecchia ferita. Dolore. Il dolore mi fa sentire viva. Sangue che si diffonde nell' acqua. Lieve sorrisetto. Sguardo fisso sul braccio. Ferito. Vivo. IT' S WRONG. IT' S ALL WRONG!! Ma a chi importa. Non a me. Rientro a casa dopo una serata per vicoli con Nasty. Lancio gli anfibi sotto il letto. Il telefono che squilla. Messaggio di Manuel. Tutto ok bambolina? E' un po' che non ti fai vedere.. Mi manchi. 1kiss Elimina messaggio? Si. Grazie per il pensiero. Ma preferisco ti facessi i cazzi tuoi. Stasera mi girano. Sara non si decide a tornare. Mi sento vuota e distrutta. Ho solo voglia di restarmene fusa. Senza troppi sbattimenti. Fregarmene di tutto. Fregarmene di tutti. Sopportare stato mentale, non so più cos’ è bene o male. Sopportare stato mentale in me.. Shandon still on my mind. Mi ritrovo in paranoia. Se un destino esiste io ci sto andando incontro a trecento all'ora. Cercando lo schianto inevitabile. Sospiro. Il cervello inizia ad essere saturo di incertezze. Troppe paranoie in testa. Chiamo Manuel. Dormo da te stanotte? Tutto intorno è buio. Confuso. Scendo da un letto che mi sembra familiare. C' è qualcuno addormentato dall' altro lato. Sul comò il cappellino con la scritta rossa. Tamagochi Killer. La porta della stanza semi aperta. La luce accesa. Cammino scalza. Lungo un corridoio che sembra infinito. La luce accecante per i miei occhi ancora assonnati. Un' altra porta da aprire. Pillole colorate sparse per tutto il pavimento. Spalanco gli occhi nel buio. Cazzo non è possibile. Un' altro incubo. Esco dall' appartamento di Manuel che è di nuovo notte. Fa un freddo boia. Ma la prima cosa che faccio quando sono fuori, è accendere una sigaretta. Camminare veloce. Per dimenticare quei cazzo d' incubi che non mi fanno più dormire. Arrivo al palazzo giallo. Il portone è aperto. Entro. Salgo le scale. Senza troppa fretta. Sara ancora in giro chissà dove. Terzo piano. Infilo la chiave. - Chi non muore si rivede.. Gelo. Smetto di respirare per qualche secondo. Poi mi volto. Samuel sta seduto sulle scale del piano superiore. Mi fissa a distanza di sicurezza. E sento le gambe che iniziano a cedere. Dopo un esame approfondito i suoi occhi si fissano nei miei. Mi lancia qualcosa che afferro al volo. Se ne và. Senza aggiungere altro. Apro la mano. E' la catenina con il lucchetto. Quella che gli avevo regalato anni fa. Non ricordo per quale occasione. Manca la chiave. Il lucchetto è rotto. E' stato forzato. |
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