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Tamagotchi Killer Capitolo III PERCHE' SOFFRIRE PER QUALCOSA CHE E' DURATO SOLO UN' ISTANTE.. L' autobus mi è passato davanti. Neanche un cenno. Infilo le mani nelle tasche dei jeans. Affretto il passo. La strada deserta. L’ aria di Torino. Una Marlboro che brucia tra le labbra. Quella canzone in testa. Forse fa un pò male.. Tutto fa un pò male.. Rientro a casa quasi correndo. Mollo la borsa all' ingresso. Compongo veloce il numero. Con le dita gelate. Poi silenzio. Vodafon.. Risponde quella voce metallica. Gentilmente la mando a 'fanculo. Cazzo avevo voglia di sentirti. Parlarti. Ascoltarti. Sara è partita. Mi ha lasciato le chiavi dell' appartamento. Poi se ne' andata. Tranquilla, ti chiamo appena arrivo. Un bacio. E io sono ripiombata nei miei giorni a perdere. Non riesco neanche più ad uscire senza trucco. Nero. Esagerato intorno agli occhi che sembrano due spilli. Una sigaretta in bocca. Gli stivali borchiati. Ho bisogno della mia maschera. Cos' altro vuoi che dica.. La musica violenta dei Korn stordisce il cervello. Il cellulare squilla. Ma è Davide. Resto a fissare quel nome che lampeggia. Isterico. Alzo il volume dello stereo. Fino a coprire ogni possibile altro suono. Cerco una sigaretta. Mi affaccio alla finestra. Respiro. Ma i ricordi sono ancora troppo vivi. Quei ricordi mi stanno uccidendo. Non riesco a dimenticare. Non riesco ad andare avanti. Giro per le stanze vuote. Due birre nello stomaco. Una in mano che non finirò. Sensazione di vuoto. Che forse dovrei riempire. Ma questo significa affrontare tutto quello da cui sono scappata. Solo ora mi rendo conto che non ho fatto altro che rimandare. E ho paura. Arrivo al frigo saltellando sulle mattonelle gelate. Trovo dolce al cioccolato. Sulla poltrona guardo la tv. Chiamo Sara. - Mi manchi. Quand' è che torni? Mi chiede di raggiungerla. Ma non so neanche dove sia. E non glie lo chiedo. Mi siedo per terra. Vicino alla finestra. Appoggio il portacenere sulle ginocchia. Fumo. Restiamo a chiacchierare una mezzora. Qualcuno la chiama. - Devo attaccare. Ti richiamo più tardi. Mette giù. Partire. Ancora una volta. Lontano da qui. Ma sarebbe come fuggire. Ancora. Tuono. Spalanco gli occhi. Sul divano ancora vestita. Buio. Silenzio. Accendo una sigaretta. Sono appena le tre. Il cellulare è rimasto acceso. Due chiamate perse. Richiamo. La voce di Sara è l' unica a cui presto attenzione. - Dovresti esserci anche tu. Qui è uno sballo. Ieri sera c' era un gruppo hardcore. Ti sarebbe piaciuto.. Mi perdo nelle sue parole. Immaginando cosa stia facendo. E la vedo camminare per una stanzetta. Con una maglia dei Prodigy. E una sigaretta tra le dita. AfterHours. Io non tremo.. è solo un po' di me che se ne va.. Apro un cassetto. Prendo mezzo cartone. Mi auguro buon viaggio. Non ho il tempo di pensare oltre. E' salita. Piove. Sono per strada. Tiro su il cappuccio della felpa. Non so che ore sono. Mi trovo 5euro nelle tasche. Entro in un bar. Compro sigarette e caffé bollente. Non ricordo che giorno sia. Salgo su un' autobus. Mi addormento. Riprendo coscienza. Sono a casa di Manuel. Almeno mi pare alla prima occhiata. Stropiccio gli occhi. Mi resta il trucco nero sulle mani. E la voglia di tornare a casa a rotolarmi pigramente nel letto. Trovare qualcuno disposto a farmi compagnia. Almeno per qualche ora. Finché non mi riaddormento. Esco sul davanzale a fumare. Sti cazzo di lampioni illuminano quasi a giorno. Anche se è ormai l' alba. E io ho solo voglia di dormire fino a stasera. Cerco Manuel. Lo chiamo. Nessuna risposta. Nessun biglietto. E ho il cellulare senza soldi. Lascio passare la giornata fumando sigarette non mie. Senza mangiare. Dormendo ore che scivolano piano. Finché non arriva il buio. Scendo le scale di casa e spengo il cervello fino alla meta successiva. Cammino per le vie deserte di una Torino in pieno inverno. Fa freddo. Mi stringo nella giacca di pelle. L' aria mi gela la faccia. Niente musica nelle mie orecchie. Cammino col naso all' insù. Cielo grigio piombo che avvolge ogni cosa. Infilo un altra sigaretta in bocca. Ascolto il rumore dei miei anfibi sull' asfalto. Arrivo ai Murazzi. Trovo Nancy da Giancarlo. Ci sediamo su un divanetto. Con un bicchiere di vodka. Ci raggiunge Manuel. Brindiamo ancora. Ci scateniamo quando passano Inno all' Odio. Per fortuna che sono sbronza. E non ricordo le parole. A fine serata Manuel mi riaccompagna a casa. E anche oggi è quasi l' alba. Mai una volta che si riesca a rincasare prima. Sorriso. Subito smorzato da quelle parole. - Senti, ma.. lui l' ahi rivisto? Un brivido che non riesco a bloccare. Lo sguardo si fissa su un punto immaginario oltre il finestrino. Sfilo una sigaretta da un pacchetto lercio. Sibilo un no che conclude qui ogni altro tentativo di conversazione. Il risveglio non è dei migliori. Tra le lenzuola che puzzano di fumo. Mal di testa. Troppa musica ascoltata a volume pazzesco nelle orecchie. Troppe sigarette fumate per noia. Troppo alcool ingerito a stomaco vuoto. Squilla il cellulare. - Certo che perņ sei brava a farti desiderare!! Resto in silenzio. Ancora rincoglionita da una sbronza pazzesca. Dal sonno. Guardo il display del telefonino. Leggo Davide. Esagero con la matita nera. Per uno sguardo incazzato che altrimenti non avrei. Ma lo specchio riflette la mia paura. Allora chiudo gli occhi. Respiro. Li riapro evitando lo scontro diretto nel suo riflesso. Infilo i soliti anfibi. E sono già in ritardo. Davide è serio. Mi fissa con uno sguardo glaciale. - Lo sai che sono contento di vederti.. ma c' è una cosa che vorrei sapere.. Cerco veloce una sigaretta. Perchè immagino cos’ è che vuole sapere. - Che intenzioni hai stavolta? Saperlo. Non ho la risposta che vorrebbe. Ma lo tranquillizzo. - Samuel non c' entra. O almeno non credo. Ma questo non lo dico. |
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