STORIE
Piero il macellaio


Le una. Piero stacca dal lavoro. Chiude la macelleria, e come ogni giorno, aiuta la bella fioraia accanto a riportare dentro le piante che aveva esposto al mattino, poi, ognuno va per la sua strada.
Il passo lento e automatico. Annoiato. Sono anni che ripete tutti i giorni la stessa strada. La stessa vita.
Ha solo un pensiero fisso nella sua testa. Suo padre. Morto il giorno del suo compleanno più di 10 anni fa.
Malinconico ripensa a quando era ancora in vita. Alle mattine che invece di andare a scuola passava nella macelleria per dare una mano.
E gli piaceva aiutare suo padre a vendere la carne. Ammirava quell’uomo che tutte le mattine si alzava presto, scaricava i quarti di bue, preparava salsicce e costarelle prima dell’apertura, e poi, quando i clienti arrivavano, non mostrava mai la fatica fatta. Era sempre cordiale e sorridente.
Da molto ormai Piero non sorride più. Ritrovatosi incastrato in quella macelleria che tanto gli piaceva da bambino.
Costretto lì non per scelta, ma per un triste gioco del destino. Era l’unico in grado di portare avanti il lavoro del padre.
E Piero ne soffre di questo. Sente come se quel posto lo avesse rubato.

La corriera arriva. Si ferma. Piero alza lo sguardo verso le porte aperte, sale e si va a sedere.
La corriera riparte in mezzo al traffico della città.
Seduto in fondo, distante dall’autista e dagli altri passeggeri, Piero si accorge che il mezzo sta percorrendo un’altra strada. Una strada che non va verso casa sua.
La corriera fa un giro del tutto diverso. La gente sale e scende in continuazione. Ora il vagone è quasi pieno.
Piero è ancora seduto in fondo. In silenzio. Sa di aver sbagliato corriera, ma questo pare non interessarlo. Osserva tutto e tutti. Cerca di immaginare le vite dei personaggi presenti su di lui.
Cosa sarebbe successo se non fosse rimasto a fare il macellaio?
Magari sarebbe diventato un uomo d’affari, come quel tipo. Con la valigetta e il cappotto nero attaccato al cellulare da quando è salito. O forse avrebbe potuto continuare gli studi, pensa guardando il ragazzo con lo zaino e la cartellina sottobraccio.
Suo padre purtroppo, è morto quando lui era ancora troppo giovane, e non ha avuto possibilità di scelta.
Nei primi anni, pensava spesso che prima o poi avrebbe seguito la sua strada. Lasciato la casa dove vive con la madre e messo su una famiglia sua, ma il tempo è passato forse troppo veloce e sempre uguale. Piero è rimasto dov’ era e ha smesso di sognare.

La corriera continua il suo giro. La strada sconosciuta che sente scorrere sotto di lui gli piace. Lo mette in una condizione del tutto nuova e questo, se un po’ lo spaventa, rende tutto più interessante.
Un’ altra fermata. Le porte si aprono e sale ancora gente.
Una vecchietta che è appena salita si sta guardando intorno. Cerca un posto dove sedersi, ma la corriera è piena.
Sembra una di quelle donne anziane che spesso vengono a comprare la carne da lui. Con la gonna lunga e le calze di lana. I capelli raccolti su un viso segnato dagli anni.
Piero subito si alza e le cede il posto.
L’ anziana donna gli sorride appena lo vede, e camminando a fatica nel mezzo in movimento si siede. Gli regala uno dei suoi panini che forse sta portando al figlio a lavoro. Piero la ringrazia. Chiede con cosa è fatto quel panino.
«Burro di arachidi. Spero ti piaccia.»
«Si. Molto.»
Piero è allergico al burro di arachidi.

Il viaggio continua. In piedi tra la gente si sente un po’ a disagio, anche se in quella corriera ognuno si fa i fatti loro.
Appoggiato ad una sbarra di metallo, guarda fuori dal finestrino il paesaggio in movimento, finché la corriera non si ferma per l’ennesima volta.
L’ attenzione di Piero è subito catturata da alcuni quadri esposti in una vetrina.
Vede il mare.
Urtando alcuni passeggeri scende in fretta, prima che le porte si chiudano di nuovo.
Piero è sceso dalla corriera, da quel mezzo che vedeva come una via di fuga, e lo stava portando chissà dove.
Sull’ asfalto immobile cammina, cammina verso il mare. Già ne sente l’odore.
Oggi Piero si è lasciato guidare dalle sue emozioni che lo stanno portando lontano. Lontano da casa sua.
Quelle emozioni lo hanno portato al mare.
L’ odore è sempre più forte, e dopo qualche passo, riesce a sentire anche il suo rumore prima di vederlo.

 

Il vento soffia lunga la spiaggia deserta. Il mare è leggermente mosso. In lontananza si vede qualche nave che passa. Nient’ altro. Solo il continuo e costante rincorrersi delle onde sul bagnasciuga.
Piero si avvicina lento, con le mani in tasca. Il venticello di novembre è gelido sulla sua pelle. Alza il colletto della giacca mentre gli si scompigliano i capelli.
I suoi passi rimangono impressi sulla sabbia. Uno dopo l’altro mentre si avvicina.
Immobile, di fronte a quella distesa d’acqua, resta incantato da come quel semplice movimento rende vivo il mare.

Piero è sempre più vicino, ma non è soddisfatto. Cerca qualcosa che lo possa scuotere, e il solo guardare non è sufficiente. Ha bisogno di toccare, di sentire l’effetto del mare su di se.
Cosi, senza starci troppo a pensare, si siede sulla sabbia umida e inizia a slacciarsi le scarpe. Poi, si togli i calzini.
Il contatto con la sabbia umida lo fa rabbrividire, ma dopo l’impatto del freddo, la sensazione è piacevole. Piero sorride. Si alza e cammina finché non è l’acqua a farlo rabbrividire ancora.
Stringe i pugni perché il mare è freddissimo, ma resiste. Solo un attimo. Giusto il tempo che passi per poi godersi quella sensazione di movimento che lenta scivola sulla pelle.
Un sospiro, e pare come liberarsi da un peso che non riesce più a sostenere.
Adesso la sua mente è vuota. Non pensa ai mille perché, non pensa alle conseguenze e a quello che succederà domani. Adesso contano solo le sue sensazioni.

Mille emozioni differenti lo pervadono. Non sente più quel peso opprimente che da anni è costretto a sopportare.
Solo, lungo una spiaggia deserta, e un mare che sembra prendere fuoco mentre il sole tramonta Piero si sente in pace. Libero.
Più volte la ragione cerca di ricondurlo ai suoi doveri, ma ormai è tardi. Sono le emozioni ad avere il controllo.
Passeggiando con i piedi nudi nell’acqua che ora non sembra più tanto fredda, Piero si accorge di un cane che lo sta seguendo.
Cammina al suo fianco un po’ zoppicante, e dal pelo sporco e mal curato potrebbe essere un randagio.
L’ animale si avvicina incerto. Lo annusa tenendosi un po’ a distanza.
L’ odore del panino al burro di arachidi che Piero ha in tasca deve averlo attirato.
Piero si ferma e l’animale lo imita. Poi, prende quel panino. La tentazione di dargli almeno un morso è forte, ma gli occhi tristi di quel randagio sono più potenti. Scarta il panino e inginocchiandosi verso l’animale glie lo porge lentamente.
Il cane resta un attimo a guardare cosa sta facendo quell’uomo, poi, quando vede il panino, si avvicina e dopo qualche annusata inizia a mordicchiarlo.
Il sapore deve essere proprio buono, perché subito l’animale smette di esitare e finisce il panino in un paio di morsi.

Piero è ancora accucciato. Guarda l’animale mangiare. Doveva proprio essere affamato.
Ingoiato l’ultimo boccone, il randagio si avvicina annusando le dita di Piero, che ora sta sorridendo. Non è più solo su quella spiaggia. Ha trovato un amico.
«Anche tu sei solo..» Piero non finisce la frase che il cane smette di annusarlo e inizia a guaire. A torcersi. A rotolarsi per terra sulla sabbia. Guaisce e tossisce risputando pezzi del panino appena ingoiato.
«Hey amico che ti succede?» Piero va in ansia. Quel povero animale è in agonia. Sta soffrendo terribilmente con la bava alla bocca.
Poi il silenzio. L’ animale smette di agitarsi. Sdraiato guaisce un’ultima volta guardando Piero, incredulo, accanto a lui.
Quel povero randagio a cui aveva offerto il suo panino, ora giace sulla sabbia. Morto.
Piero ripensa alla vecchietta. Quell’adorabile anziana che per ringraziarlo gli ha regalato il panino.
«Dio, come può essere?»
Si guarda intorno, ma non c’ è nessuno. E’ senza parole. Non sa cosa fare, se non restare in ginocchio accanto all’animale.

La sua mente inizia ad affollarsi di pensieri.
«E se lo avessi mangiato io quel panino? Quante persone avranno incontrato quella vecchia donna? E se fosse stata solo una coincidenza?»
Piero chiude gli occhi e scuote la testa.
«Potevo esserci io al suo posto.. A volte il destino ci gioca dei brutti scherzi, e la vita spesso sembra più un insieme di coincidenze che altro.»
Quello che è appena successo scuote l’animo di Piero profondamente. E se fosse successo a lui?
Sarebbe morto cosi, solo. Insoddisfatto della sua vita. Insoddisfatto di se.
Questo pensiero è insopportabile. Non può accettare una cosa simile, non può continuare cosi.
Qualcosa deve cambiare. Qualcosa ora è cambiato. Piero ha deciso.
«Basta sopravvivere. Da oggi io voglio vivere. »
Poi, come risvegliatosi da un sogno, si alza in piedi. Cerca qualcosa con cui scavare e seppellisce il povero animale sotto la sabbia.
«Almeno il mare ti farà compagnia.» Dice mentre scrive un nome sulla sabbia.
Piero.



FINE



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