Out of No Were
Capitolo II


Non ho voglia di NIENTE. Non ho più NIENTE dentro.
Fumo una sigaretta attaccata al termosifone. Rovisto tra i cd. Ancora Shandon. Alzo il volume. Osservo il soffitto. Bianco. Mi spoglio. Sotto le coperte con Heaven in Hell. A ripetizione infinita. Tengo gli occhi aperti al buio. Canto in playback, non vorrei rovinare il silenzio che c' è al di fuori.
Ricordi casuali invadono la mente. E senza che me ne accorga ho già un nodo in gola. Sento gli occhi pieni di tristezza. Di lacrime che reprimo ancora una volta.
Di là in sala sembra non si siano nemmeno accorti della mia assenza. Come se non fossi QUI. Come se non ESISTESSI.
Provo a chiudere gli occhi. Non ho voglia di dormire. La canzone è finita. Un' istante. Ecco che riparte. Mi raggomitolo tra le lenzuola. Alzo ancora il volume. Ignorando tutto il resto. Cazzo ho lasciato di là le sigarette. E non mi va di andare di là. Sospiro.
Quasi le undici e mezza. L' autobus è vuoto. Appoggio la testa contro un vetro. Gelido. Ma non mi sposto. Guardo fuori. Tutto che scorre veloce. Luci. Persone. Macchine. Sistemo i capelli guardandomi riflessa al vetro. Una cresta viola che non riesco a tenere su. TO NIGHT I' M DRESSED TO KILL EVERYBODY LOOK ME. Rido. Mi alzo e scendo.
Freneticamente cerco il pacchetto di sigarette nelle tasche. Tiro un sospiro di sollievo quando lo trovo.

Oliver mi aspetta all' angolo. Lo intravedo da lontano. Ancora mi chiedo perché ho accettato. Qui è un' altro mondo. Per quanto mi sforzi, non ne farò mai parte. Ma il mio istinto masochista mi obbliga a fare cose che non vorrei. Potevo starmene a casa. Ascoltando musica a palla. Fumando sigarette. Mangiando quello che capitava. Addormentandomi davanti alla tv accesa.
È la classica serata tra amici. Ovviamente amici non MIEI. Mi sento terribilmente fuori posto. Per fortuna ho comprato un pacchetto nuovo di sigarette.
Sono le due quando io e Alice usciamo dal locale.
In macchina mette una cassetta dei Faith no more. Registrata da qualche suo amico. Il volume altissimo. Parole che arrivano al cervello. Perdo il senso del tempo e del luogo. Torno alla realtà solo quando la cassetta finisce.

Mi sveglio col torci collo. Sensazioni di un sogno contorto. E il silenzio più assoluto che mi avvolge.
Cazzo sto paranoica. Resto a letto. Occhi ancora chiusi. Provo a svuotare il cervello da ogni singolo pensiero. Ma tu resti sempre li. In quell' angolino. Apro gli occhi. Devo trovare qualcosa da fare. Prima che lo scazzo abbia il sopravvento.
Resto sotto le coperte. Ancora. Allungo una mano. Arrivo al pacchetto di sigarette. Automaticamente ne accendo una. Sono sveglia da 10 minuti. Non ho ancora acceso il lettore cd.
Passo metà mattina a lavoro con Alice. Credo sia l' unica che mi abbia capito. Oppure è che non glie ne frega un cazzo. In entrambi i casi è ok. Non fa domande a cui non vorrei rispondere. Non mi guarda come se fossi un' estranea.
Esco a fare colazione. Forse esiste un' altra persona come Alice. Almeno credo. Ma sono fuggita anche da lei. Lei che non se lo meritava. Davvero. Perché dopo anni a sopportarmi lei era ancora li. Vicino a me.
Sto camminando. Attraversando strade. Calpestando l' asfalto con i miei anfibi consumati. Lo sguardo perso. Mi fermo a una cabina. So il numero a memoria. Mi consumavo il dito tutte le sere per chiamarla. Per avere qualcuno che ascoltasse i miei scleri. Le mie paranoie. Lei non giudicava. ASCOLTAVA.

Chiamo.
Il telefono squilla. Squilla a lungo. Finalmente risponde. Ed è come se niente fosse successo. Lei è al telefono che ascolta. Non chiede. Ascolta e basta. Parla e basta. Continua a parlare e io smetto di ascoltare. E' bello sentire che ci sei.
"Spero ti farai risentire!!"
"Certo.."
"Ciao bella, stammi bene."
"Ti voglio bene, ciao Vale."

Resto un minuto in quella cabina. E' stato bello risentirti. Sorrido. Entro nel primo bar che vedo. Mi siedo in un tavolo infondo. Ordino caffé. Continuo a girare il cucchiaino nella tazzina. Lo scazzo di questa settimana è sparito. Non mi fermo a pensarci granché. Passo al pensiero successivo.

E se lo chiamassi? Mi farebbe lo stesso effetto? No. Lui no. Di sicuro farebbe domande. Quelle domande a cui non saprei rispondere. A cui non voglio rispondere. Evitare la chiamata dei "non saprei".
Oliver passa al negozio. Resa a chiacchierare con me e Alice. Il mio inglese è migliorato alla grande. Mi sento lievemente realizzata. Ma è una sensazione di un' attimo. Non faccio in tempo ad accennare un sorrisetto. E' già svanita.
Oliver ci fa vedere una locandina. Gli Shandon a Londra. Cazzo che culo. Mi convinco che andarli a sentire sarà fantastico. Ogni loro concerto è stato un' emozione. Un ricordo che ho appiccicato al cuore. La voce di Olly mi manda in extasi. Quando urla Heven in Hell è da brivido.
Arriviamo abbastanza presto. C' è ancora un altro gruppo sul palco. Prendiamo da bere e ci sediamo in un angolo. Merda ho finito le sigarette. Ne scrocco una mentre Alice mi presenta dei suoi amici. Conversiamo. Giusto per ingannare il tempo. Odio le attese.

Alice continua a parlare. D’improvviso smetto di ascoltarla. Paranoie notturne che preferirei evitare. Invece non posso. Lei PARLA. Io non ASCOLTO. L' osservo distrattamente. Abbiamo quasi la stessa età. Lei ha un lavoro. Un appartamento. Amici.. Io che cosa ho? Forse sarebbe meglio chiedersi cosa ho che non va?

Il concerto inizia.

Intro di Sixtynine. Subito dopo Wrong way. Cerco di arrivare più vicina al palco. Ascolto quelle canzoni. Proprio quelle che ogni giorno mi sfondano i timpani dalle cuffiette. Non ho il tempo di respirare. Rimango lì, immobile. Con gli occhi fissi. Senza il senso del tempo.
C' eri anche tu. Quel capodanno a Milano. Faceva freddo. Eravamo soli. Così lontani da casa. Ma felici. Di stare insieme. Di goderci un bel concerto. Ed è stato fantastico. Cantare quelle canzoni. Ballare, pogare, sudare. La tua voce all' orecchio. TI AMO.
Smetto di pensarci. Ma le lacrime continuano a scendere. Cerco di trattenerle. Ma non mi sforzo più di tanto. Quando sento le note di Noire è come un flash. Mi riprendo dall' attimo di apatia. Inizio a pogare e cantare. Urlo a più non posso. Finché la mia voce non si perde con quella di Olly.
Fine del concerto. Gente che inizia a disperdersi. Ritrovo solo Alice. Mi mette un braccio intorno alla spalla. Anche lei è sudata e col fiatone. Ci facciamo un paio di birre ad un baracchino. Ci raggiunge anche Oliver. La serata non è ancora finita. Si va in una specie di pub-post-concerti che resta aperto fino a tardissimo.

Mi sveglio con i vestiti accanto che puzzano di sigaretta. Chi se ne frega è il primo pensiero della giornata. Mi alzo dal letto solo per arrivare in sala. Fregare una sigaretta da un pacchetto in giro. Mi siedo sul letto. Il posacenere sulle ginocchia. Fumo la mia sigaretta godendomi l' attimo tranquillo. Un unico pensiero. Il concerto più bello.



[ capitolo III ]





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