Out of No Were
Capitolo I


Aeroporto. Nessuno che mi aspetta. Guardo in giro. Completamente spaesata. Sola. In mezzo a una marea di gente. In un posto immenso rispetto alle mie ABITUDINI. A stento trovo l' uscita. Mi fermo un attimo a guardare i passanti. Accendo una sigaretta. Aspiro lentamente. Cerco di orientarmi. Mentre il freddo passa dagli strappi nei jeans che cadono a brandelli. Mi stringo nel giubbetto di pelle. Infilo le cuffiette del lettore cd. Shandon.
Cammino veloce. Passo tra persone che ignoro. Guardo indifferente ciò che mi circonda. Alzo ancora il volume. Altra sigaretta.
Arrivo all' indirizzo segnato su un post-it. Un negozio con un insegna luminescente. Mi accoglie una tipa dai capelli fuxia. Il mio inglese non è un granché.

"Sono quella che hai conosciuto a Firenze. Concerto dei Distillers."

Per fortuna capisce. E come benvenuto, mi taglia i capelli.



Pochi pensieri in testa. Mi godo la mia fuga.
Londra. Troppe volte ho rimandato. Finalmente sono qui.

Osservo le mie ciocche nere cadere a terra. Nessun effetto.
Cerco di uscire da una conversazione che non capisco. La tipa non fa domande sul perché ho chiesto il suo aiuto. Mi lascia qualche indirizzo. Il suo cellulare. Esco.

Improvvisamente mi tornano in mente i tuoi occhi. Sento che mi manchi. Che potrei piangere in un' istante. Che crollerei se continuo a pensarci. Infilo una sigaretta tra le labbra.

Fine dell' attimo nostalgico.
Giro per le strade.
Gente che mi passa attraverso.
Non ci faccio caso. Trovo gli indirizzi di Alice.
Negozietti di vestiti usati. Cianfrusaglie varie. Cammino. A volte fissando il nulla. A volte fissando i miei anfibi. Cerco con tutte le forze di non pensare. Troppa gente che passa ignorando il resto. Voglio solo orientarmi. Il tempo passa. Si fa notte. E io mi sono persa.

Abbocco alla prima birreria. Alcool nello stomaco. Vuoto. Sto alticcia. Socializzo con un gruppetto di ragazze londinesi. Le seguo in un' altro locale. C' è un concerto punk. E ci buttiamo tra la gente che già poga di brutto.

Esco a fumare su una panchina. Ho perso le amiche londinesi. E non so neanche dove sono. Chiedo informazioni a un ragazzo. Il mio inglese deve fare proprio schifo. Il tizio pensa che voglia comprare del fumo. Sono costretta a chiamare Alice. Anche con le i non so come spiegarmi.

"Sono all' entrata di un locale."

Mi dice di aspettarla li. Il tempo di fumarmi una sigaretta, e Alice arriva.

Nel suo appartamento ci scoliamo due birre. Cercando di capirci più a gesti che a parole.

Rovisto nello zaino. Cerco una sigaretta. Invece trovo il cellulare. Chiamate senza risposte. Messaggi. Click. Cancello tutto.

Faccio una doccia. Infilo gli stessi vestiti. Gli unici che ho portato. La felpa col numero tre. La stessa che avevo quella sera.
Norman. Concerto dei Linea 77. Troppo ubriaca per stare davanti. Passo mezz' ora in bagno a sboccare. Resto su una poltroncina. SOLA. Occhi sbarrati. Finche non mi hai trovata. Portata in macchina.
Mi coccolavi mentre stavo male. Piangevo. Sclero. "Vattene via. Lasciami SOLA. Per favore." Te ne vai sbattendo la portiera. Torni e mi copri col giubbetto.
Londra è malinconica. Quasi più di me. Esco in terrazza. Seduta sul davanzale. Fumo una sigaretta. Mi chiudo nel maglione fregato a Alice. Solo nuvole grigie. TUTTO E' VUOTO INTORNO A ME. Sento solo un pò di freddo. Ma passo oltre. Ho voglia di ascoltare quella canzone. PNX.

Arrivo nella stanza-ripostiglio che Alice a sistemato per me. Arruffate in un angolo le mie cose. Uno zaino. Una borsa coperta di spillette. Cerco il lettore cd. Pile scariche. Infilo il giubbetto per uscire. All' ingresso trovo un tizio che sta entrando. Capelli nerissimi. Occhi verdi. Sottolineati dall' eyeliner. Lo evito. Esco senza emettere un suono.
Cammino. Mi accendo una sigaretta dietro l' altra. Non sono abituata a tutto questo. Ad essere sola. COMPLETAMENTE. E' strano. Voglio abituarmi a tutto questo.
Sta notte ti ho sognato. Eri qui. Con me. Mi stringevi forte. Ripetevi che tutto andava bene. Un bacio sulla fronte. Poi il risveglio. Dubbi. Pensieri. Paure.
Sto sbagliando. E lo so.

Immersa nei Verdena. Dalla testa ai piedi. Al negozio con Alice. Lei è davvero forte. CONOSCE persone. Persone che CONOSCONO lei. Ride. Scherza. E' bellissima. Io mi sento come in seconda linea. Questo è il suo mondo. E' la sua vita. Ed è come se tutto sparisse intorno. Il vuoto più assoluto che mi circonda. Un brivido. Esco per la pausa caffé. Mi apposto in un PC center. Peccato che qui dentro non si può fumare.
Insoddisfazione fisica. Mentale. Cronica. Ho smesso di pensarti. Almeno per 10 secondi.

Apro gli occhi. E' già mattina. Nessun ricordo. La mente è vuota. Mal di testa allucinante. Esco dal letto con ancora i vestiti addosso. Solita faccia distrutta allo specchio. Cerco qualcosa nel frigo. Giusto per evitare i crampi allo stomaco.
Alice è a lavoro. La raggiungerò più tardi. Mi siedo sul divano. Incrocio le gambe. Mangio un toast. Birra. Il pacchetto di Marlboro sempre nei paraggi. Sempre mezzo vuoto. La tv trasmette immagini. Suoni. La fisso e basta. Un telefono che squilla. Ho dimenticato il mio da qualche parte. Salterà fuori prima o poi.
Passavo ore attaccata a quel cellulare. Per sentire la tua voce. Per mandarti a fanculo. Per chiederti scusa. A scrivere e inviare messaggi. Ad aspettare impaziente la risposta. Questo mi manca. Ma forse era solo ABITUDINE.
Mi alzo per svuotare il posacenere. Stracolmo. Rovisto nello zaino. Tiro fuori un quaderno. Scrivo. Non so esattamente cosa. Coloro. Tutto il foglio. Nero. Qualche parola. Frase.
Ore passate a guardare dalla finestra. 10, 15 sigarette fumate. Niente musica da ascoltare. Trovo una bottiglia di vodka nella dispensa. E brindo a me. Una lacrima che scende. Lenta. Troppo lenta. L' asciugo con la manica.

Rumore di chiavi alla porta. Qualcuno che entra. Arrivo all' ingresso con la bottiglia in mano. Trovo il tizio dell' altra volta.
Oliver è un vecchio amico di Alice. Spesso si ferma da lei. Ci capiamo a fatica. Accenna qualcosa a proposito di un concerto punk. Almeno è quello che credo di capire. Stasera. In quel locale vicino alla stazione.

Non faccio domande. Me ne frego. Non voglio amici. Non ne ho bisogno. Solo conoscenti. Senza alcun legame particolare. Da mandare a FANCULO in qualsiasi momento. Senza nessun rimpianto. Oliver cerca di spiegarsi. Ma il mio interesse cala. Fisso il vuoto. Non credo neanche di aver capito correttamente. Ha dei problemi con qualcuno. Ogni tanto è costretto a dormire fuori casa.
" .. and you? With who you have some problems?"
A queste parole mi volto verso lui. Lo fisso un' attimo. Restando immobile. Inespressiva. Infilo una sigaretta in bocca. Aspiro. Aspiro ancora. Oliver è li che mi guarda. Aspetta una risposta. Accenno un sorriso.
Abbasso lo sguardo.
" ..with my self.."



[ capitolo II ]



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