Heaven in Hell
Capitolo I Anni e Parole


-Non piangere. Ti colerà il trucco..
Le prime parole che riesco a ricordare. E quello sguardo. In un attimo ne fui rapita.
Però adesso ci sei tu. Al suo posto ci sei tu. E forse per stasera è un bene. Non sopporterei la sua faccia. Quegli occhi. Falsi e bugiardi. Ma così dolci.
Usciamo a fumare. La malinconia però non mi abbandona. E sento i tuoi occhi addosso.
Un pò mi piace. Un pò mi sento più pesante.
L' aria è statica anche adesso che siamo fuori. I rumori ovattati al di là della porta.
Non dovresti perderti la festa per colpa mia. Stringo la sigaretta tra le labbra.
In realtà voglio che resti. Così come sei. In silenzio. Perfetto.
Perchè non ho incontrato te quella sera?
Frequentavo da mesi quel locale. Col trucco dimostravo più dei mie 16 anni. E all' entrata non mi facevano storie. Il barman ormai mi conosceva. Spesso riuscivo a bere senza pagare. E tornavo a casa ubriaca. Soddisfatta.
Insieme a Claudia eravamo delle presenze fisse. In mezzo a ragazzi ben più grandi di noi. Giocavamo.
Provocanti e consapevoli delle nostre azioni. Ma forse non delle conseguenze.
Dicevamo a tutti di avere 18anni. E li dentro davo vita all' altra me. Quella sfacciata. Arrogante e maliziosa.
Anche con lui. Che mi offriva spesso da bere. Ma restava sempre sulle sue.
28 anni. Di buona famiglia. Educato. Bellissimo. Persi la testa per lui dopo la prima vodka.
Una sera mi trovai sola al bancone.
Triste. Piangevo. A ricordarlo ora non so il perchè.
Forse era solo una serata storta. E io ero di nuovo li. Aspettavo solo qualcuno che mi offrisse da bere. La mia sete di alcool aumentava sempre di più. Affogavo con la vodka i miei scazzi quotidiani.
Arrivò lui. Mi offri' il primo bicchiere.
Lo buttai giù senza respirare.
-Non piangere. O ti colerà il trucco..
Il locale pieno. Io continuavo a bere. Mi sentivo grande. Capace di avvicinare un tipo simile. Mentre stavo perdendo la mia lucidità. E lui sembrava divertirsi. Finché non mi ritrovai completamente sbronza.
Ricordi confusi. Flash che rivivo come in un film.
La sua auto. I miei vestiti sul sedile. La sua faccia su di me.

Ancora adesso riesco a sentire quello schifo. La delusione. Ferite vecchie di anni ormai.
Che ancora fanno un male cane. E non ne vogliono sapere di richiudersi.
-Ma stai bene? Sembri assente..
Mi volto a fissarti. Forse meriti la verità. Ma non stasera. Le parole mi muoiono in bocca. Poco prima che riesca ad aprirla.

E allora continuo a fumare.
-Tornatene dentro, non c' è niente che tu possa fare..
Giro lo sguardo. Questo ti farà incazzare. Già lo so. Ma voglio che adesso te ne vai.
Forse sarebbe stato più cortese chiedertelo in un altro modo.
Ma che vuoi fare. Non sono mai stata capace a fare quello che è giusto. Specie per gli altri.
-Certo che sei proprio una stronza!!
Non replico. Non mi volto nemmeno. Sento il rumore dei tuoi passi. I suoni della festa arrivano fino a me quando apri la porta. Ma per poco.
Tonch.
La porta si richiude. E adesso sono sola. Adesso posso piangere.
Mi siedo sull' asfalto. Abbracciando i miei stivali neri con le borchie. Mentre il trucco cola sulle mie guance. E non faccio niente. Se non accendere un' altra sigaretta.

When will this end. I Korn mi danno il buon giorno. E speriamo che lo sia davvero. Perchè stamattina sto proprio a pezzi.
Non credevo che rivederlo mi avrebbe fatto tanto male.
Dovrei chiamarti. Chiederti scusa per l' altra sera. Ovviamente non lo faccio.
Rovisto nell' armadio. Ma alla fine scelgo sempre la maglia nera. Non so esattamente il motivo. Quel colore mi piace. Mi fa star bene. Esagero anche col trucco. Mentre sento che tutto si sta complicando. E non lo sopporto.
Faccio tardi a lavoro. Come solito. Ma tanto sta mattina non c' è nessuno in giro. Il tempo fa schifo. Piove. E sono senza ombrello.

Ci siamo rivisti ad un' altra festa. Sul tetto di un palazzo. Tra musica tecno e alcool che scorreva a fiumi. Avevo appena fumato. Ridevo. Ricordo la tua faccia. La tua espressione seria. Ma non una parola.

Sono sempre io quella da salvare. L' angelo nero caduto qui per sbaglio.
E tu chi sei? Perchè continui ad aiutarmi?
Voglio solo esagerare. Arrivare ai limiti. Oltrepassarli. Ma tu continui a tenermi. E non so perchè.
Tua hai la tua band. I tuoi progetti per il futuro. Amici in ogni posto. La voglia di restare su questa terra.
Svegliarti ogni mattina. Pensando "vediamo che cosa succede oggi.."
Io non ho niente. Solo paranoie e scazzi quotidiani. E la mattina il mio primo pensiero è "dove sono le sigarette.." o "Da chi dormo stanotte?". Patetico. Si. Ma te che vuoi? Che te ne frega!!

Ti ho mai chiesto scusa per quella sera? Non lo ricordo. Forse. Forse no. Non faccio mai la cosa giusta.
Ieri volevo passare da te. Ma poi è successo di nuovo. Lui ha chiamato.
Cosi' adesso sono di fronte a uno specchio che tento di coprire i lividi.
Vorrei davvero riuscissi a salvarmi. Ma non posso coinvolgerti in tutto questo. Perchè forse un pò ci tengo a te. Anche se dico di non affezionarmi mai a nessuno.
Ho letto del tuo gruppo sul giornale. Andate forti.
Ricordo le nostre chiacchierate notturne. Dopo i concerti in qualche centro sociale di zona. L' alba arrivava sempre troppo in fretta.
Metto su un CD dei Depeche Mode. Inizio a vagare per le stanze di questo appartamento. Non ricordo piu' che cavolo ho preso.

Se ho fumato. Se ho bevuto.
Dovrei uscire. Respirare aria nuova. Ma resto dove sono. Respirando il suo profumo tra le lenzuola del letto sfatto. Guardando i segni delle manette ai polsi. E mi mando a fanculo.



[ capitolo II ]









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